UNA COPPIA E LA BELLEZZA DEL “REATO DI UMANITÀ”

La storia di Lorena Fornasir e di Gian Andrea Franchi è una storia particolare. Lei è una psicologa, 67 anni, che lavora, tra l’altro, come giudice onorario minorile presso il Tribunale di Trieste, lui un ottantaquattrenne professore di filosofia in pensione. Marito e moglie, insieme, hanno fondato Linea d’Ombra, un’associazione che dà forza e forma a una rete di volontari che nel piazzale della stazione ferroviaria di Trieste danno accoglienza ai profughi che giungono in Italia dalla rotta balcanica. Una storia di umanità, come tante, straordinariamente ordinarie, specchio di quello spirito di accoglienza che anima e guida le coscienze di quanti non riescono a celare nell’indifferenza l’esigenza di sentirsi fratelli.

Quello che racconta questa storia è però come la solidarietà possa diventare oggetto anche una indagine della Digos con annesso procedimento penale con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I fatti risalgono al 2019 ma è nel febbraio del 2021 che il Tribunale di Bologna è stato chiamato a pronunciarsi su una vicenda che rasenta l’assurdo. La storia ha avuto un lieto fine: il 23 novembre scorso, dopo nove mesi di “vita sospesa”, è stata disposta l’archiviazione del procedimento nei loro confronti “non emergendo elementi che consentano la sostenibilità dibattimentale dell’accusa”.

Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir ogni giorno incontrano i migranti in difficoltà a Trieste fornendo loro aiuto concreto dopo viaggi allucinanti attraverso l’ex Jugoslavia. Insieme a decine di altri volontari, li accolgono, li ospitano, li curano, li aiutano anche economicamente per quelle spese immediate e necessarie. Non hanno l’abitudine di chiedere prima i documenti; tendono la mano alla persona, ferita nelle proprie sicurezze e nella propria dignità umana, senza preoccuparsi di capire, oltre i loro sguardi terrorizzati, in che modo abbiano varcato la frontiera.

Questo per qualcuno è sbagliato, per qualcun altro addirittura un reato, per un cristiano che vive il Vangelo di Cristo non può che essere una risposta umana a un dramma in cui si incespica nella propria quotidianità.

Lorena e Gian Andrea hanno semplicemente deciso di fare di quegli inciampi la loro ragione di vita, di vivere per farsi prossimi di quelle centinaia di persone che non avrebbero altra possibilità se non rassegnarsi. Sono semplicemente testimoni di umanità, simboli di quella fraternità che Papa Francesco si ostina a portare continuamente al centro del dibattito pubblico.

Una bella storia di vita, di coppia, di famiglia, che vive la propria vocazione alla santità uscendo fuori dalla soglia della propria casa per abitare i crocicchi delle strade. In fondo è ciò a cui l’azione dello Spirito, sempre all’opera, costantemente ci chiama.

(c) Vito Rizzo 2022

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