In un recente incontro con gli incaricati diocesani di pastorale liturgica Papa Leone XIV ha tenuto a sottolineare l’importanza della formazione in questo ambito delicato della vita della Chiesa. Riprendendo l’attenzione posta già dai suoi predecessori Papa Benedetto XVI e Papa Francesco l’attuale pontefice ha messo in evidenza il cuore della Lettera apostolica Desiderio desideravi nella parte in cui raccomandava la necessità «trovare i canali per una formazione come studio della liturgia: a partire dal movimento liturgico molto in tal senso è stato fatto, con contributi preziosi di molti studiosi e istituzioni accademiche. Occorre tuttavia diffondere queste conoscenze al di fuori dell’ambito accademico, in modo accessibile, perché ogni fedele cresca in una conoscenza del senso teologico della liturgia […] come pure dello sviluppo del celebrare cristiano» (n.35).
È importante quindi che nelle diocesi e nelle parrocchie si curino percorsi biblici e liturgici per fare in modo che anche i laici impegnati nella pastorale e tutti i fedeli abbiano gli strumenti adeguati per vivere con maggiore consapevolezza la propria esperienza di fede. Come già affermato nella Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II è importante spiegare «i testi del Lezionario feriale e festivo, e anche per proseguire una iniziazione cristiana e liturgica che aiuti i fedeli a comprendere, per mezzo dei riti, delle preghiere e dei segni sensibili, il mistero di fede che si celebra».
Quante volte chi si accosta all’ambone per proclamare la Parola di Dio legge quel passo per la prima volta o fa fatica a collocarlo in un dato contesto storico e di genere letterario? Ciò non può che arrecare danno allo stesso servizio di lettorato che si offre all’Assemblea favorendo quell’ascolto passivo che rende alle volte estranei alla stessa dinamica liturgica.
Ecco che allora Leone XIV ha voluto invitare i direttori degli uffici di pastorale liturgica delle Chiese locali a porre «particolare attenzione verso coloro che proclamano la Parola di Dio. Assicurate una preparazione approfondita dei lettori istituiti e di quanti leggono le Scritture in modo stabile nelle celebrazioni. Le competenze bibliche di base, una dizione chiara, la capacità di cantare il salmo responsoriale, come pure di comporre le preghiere dei fedeli per la comunità sono aspetti importanti che attuano la riforma liturgica e fanno crescere il cammino del Popolo di Dio».
Altra attenzione è stata posta dal Papa alla cura della Liturgia delle Ore e delle forme devozionali della pietà popolare, valorizzando anche i diversi carismi presenti nelle realtà parrocchiali: «L’esperienza di un gruppo, anche piccolo ma ben motivato, che si occupa della preparazione della liturgia è espressione di una comunità che cura le sue celebrazioni, le prepara, le vive in pienezza, in accordo con il parroco. In questo modo si evita di delegare a lui tutto e di lasciare solo a pochi la responsabilità del canto, della proclamazione della Parola, dell’ornamento della chiesa. Col tempo, purtroppo, alcuni di questi gruppi si sono assottigliati fino a sparire, quasi avessero smarrito la loro identità; occorre allora impegnarsi perché questo ambito della vita della Chiesa torni a essere attraente, capace di coinvolgere persone competenti o almeno inclini a questo tipo di servizio».
Avere cura della liturgia è quindi un aspetto fondamentale dell’esperienza cristiana, ai Vescovi, ai Sacerdoti, ai fedeli di ciascuna comunità locale il compito di educarsi e di formarsi nella maniera più adeguata per cogliere appieno il senso e la gioia di ciascuna celebrazione eucaristica e di ogni singolo momento di preghiera.
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 23 novembre 2025]
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