Leone XIV sta proseguendo le sue catechesi del mercoledì dedicate ai testi conciliari e nell’ultima udienza generale ha continuato a soffermarsi sulla Costituzione dogmatica Lumen gentium portando l’attenzione sulla dimensione del Popolo di Dio.
Secondo i libri dell’Antico Testamento, a un certo punto della storia dell’umanità, Dio ha scelto di rendersi più direttamente riconoscibile agli uomini affidando al Patriarca Abramo una discendenza chiamata a crescere sempre più nella relazione con Dio. Di qui il cammino del Popolo di Israele che tra alterne vicende, di fedeltà e infedeltà, ha preparato il mondo ad accogliere l’incarnazione di Gesù.
Come mette in evidenza il Papa «È infatti Cristo che, nel dono del suo Corpo e del suo Sangue, raccoglie in sé stesso e in modo definitivo questo popolo» ma lo amplia a tutti i popoli della Terra. Il Popolo di Dio – con l’avvento di Cristo – «è fatto ormai di gente proveniente da qualunque nazione; è unificato dalla fede in Lui, dall’adesione a Lui, dal vivere della sua stessa vita animati dallo Spirito del Risorto». Il Popolo di Dio si scopre così in una profonda identificazione con la Chiesa pellegrinante, in quanto – osserva ancora Leone – la Chiesa è «il popolo di Dio che trae la propria esistenza dal corpo di Cristo e che è esso stesso corpo di Cristo; non un popolo come gli altri, ma il popolo di Dio, convocato da Lui e fatto di donne e uomini provenienti da tutti i popoli della Terra. Suo principio unificatore non è una lingua, una cultura, un’etnia, ma la fede in Cristo» è da questa identificazione con Cristo che la Chiesa trova sua dimensione profetica e la sua stessa ragion d’essere storica e spirituale. Per usare un’espressione del Concilio molto amata da Papa Leone è «l’assemblea di coloro che guardano nella fede a Gesù» (LG 9).
Questo è uno dei passaggi più importanti per comprendere la portata della Lumen gentium. Il Papa infatti ribadisce che quando si parla di Popolo di Dio «si tratta di un popolo messianico, proprio perché ha per capo Cristo, il Messia. Quanti ne fanno parte non vantano meriti o titoli, ma solo il dono di essere, in Cristo e per mezzo di Lui, figlie e figli di Dio. Prima di qualunque compito o funzione, dunque, ciò che conta davvero nella Chiesa è l’essere innestati in Cristo, essere per grazia figli di Dio». Di qui l’importanza di partecipare all’esperienza dell’essere Chiesa. Leone ribadisce che «siamo nella Chiesa per ricevere incessantemente la vita dal Padre e per vivere come suoi figli e fratelli tra di noi. Di conseguenza, la legge che anima le relazioni nella Chiesa è l’amore, così come lo riceviamo e lo sperimentiamo in Gesù; e sua meta è il Regno di Dio, verso il quale essa cammina insieme a tutta l’umanità».
Alla luce di queste considerazioni si comprende come la Chiesa post conciliare abbia assunto una maggiore consapevolezza del fatto che «non può mai essere ripiegata in sé stessa, ma è aperta a tutti ed è per tutti».
Di qui la svolta chiarificatrice del Concilio che sottolinea come «tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l’intenzione della volontà di Dio» (LG 13) favorendo a tutti l’incontro con Cristo.
Il Papa mette dunque in evidenza che «questo significa che nella Chiesa c’è e deve esserci posto per tutti, e che ogni cristiano è chiamato ad annunciare il Vangelo e a dare testimonianza in ogni ambiente in cui vive e opera. È così che questo popolo mostra la sua cattolicità, accogliendo le ricchezze e le risorse delle diverse culture e, al tempo stesso, offrendo loro la novità del Vangelo per purificarle ed elevarle».
Non c’è preclusione a entrare a far parte del Popolo di Dio, la via è Cristo! E questa via va anche oltre i confini visibili della Chiesa istituzione. ma questo è un altro pezzo della storia che il Concilio ci ha aiutato a comprendere e che Papa Leone avrà modo di sviluppare nelle prossime settimane.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 15 marzo 2026]
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