Molte delle feste religiose sono strettamente legate ai tempi della terra. Non è da meno la Solennità di Pentecoste sebbene oggi i cristiani la celebrino facendo memoria della discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la Pasqua di Risurrezione di Gesù. Anche gli ebrei festeggiavano la “pentecoste”, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica, e la festa segnava il tempo della mietitura e dei primi frutti. Siamo in primavera, un tempo di rinascita non soltanto per la natura ma anche per i credenti e lo stesso popolo ebraico legava alla festa anche il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo, la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. La connessione tra le feste ebraiche e cristiane è sottolineata dallo stesso racconto che ne fa l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli: «Mentre stava per concludersi il giorno di Pentecoste si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano» (At 2,1-2). Con il compimento della legge mosaica in Gesù Cristo i cristiani attribuiscono alla Pentecoste un valore nuovo, strettamente legato al mandato missionario della Chiesa universale: annunciare al mondo i tempi nuovi. Tempi nuovi per il mondo, “trasformato” dalla Risurrezione di Gesù, tempi nuovi per ogni persona che si lascia “toccare” dalla grazia di Gesù.
Ma Chi è lo Spirito Santo? È l’amore generativo di Dio in azione. In parole più semplici è l’amore con la A maiuscola, l’Amore che alimenta il bene nel mondo. È la presenza di Dio che “prende il posto” del Dio incarnato, Gesù: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi» (Gv 14, 16-20).
Il Vangelo di Giovanni è certamente quello che meglio descrive la dinamica trinitaria che lega il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e che in altri passaggi viene annunciata da Gesù con un’avvertenza: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16, 12-13).
In questo cammino, pellegrinaggio terreno verso la verità “tutta intera”, lo Spirito Santo è anche il protagonista dei sacramenti, innanzitutto nella consacrazione eucaristica, ma poi, più nello specifico, ad personam, nel conferimento dei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine Sacro.
La Solennità di Pentecoste è quindi anche la festa del mandato missionario, dell’apostolato, del laicato che fa vivere nella quotidianità la forza del Vangelo proprio grazie al sostegno dei doni dello Spirito: la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il rispetto per Dio.
Proprio per la ricchezza di questa esperienza di grazia, così ricca e creativa, sono anche tanti i canti e le preghiere di invocazione dello Spirito Santo che accompagnano i momenti solenni della Chiesa e l’esperienza quotidiana dei fedeli. Tra questi indubbiamente il Veni, Creator che offre il senso stesso dell’azione di grazia [“Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato”], sottolineando l’importanza che riveste anche come argine alle tentazioni del maligno [“Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male”] e il Veni Sancte Spiritus [“Vieni, Santo Spirito, mandaci dal cielo, un raggio della tua luce”] che sviluppa molto la capacità dello Spirito di fornire il supporto “provvidenziale” per sovvertire le situazioni difficili [“Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto” (…) “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato”].
Per concludere, “merito” dello Spirito Santo, che illumina le menti e i cuori, è anche l’elezione del nuovo Papa Leone XIV; non a caso si invoca sempre all’inizio del Conclave e a giudicare dalla sorpresa nella scelta e dal coraggio che il neo-eletto ha mostrato in queste prima battute, sembra proprio che anche questa volta abbia fatto centro…
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno dell’8 giugno 2025]
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