CUORE A CUORE

Quest’anno le feste del Sacro Cuore di Gesù, del Cuore Immacolato di Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo si sono allineate l’una di seguito all’altra: venerdì la prima, sabato la seconda e domenica, oggi, la terza.

Non è affatto scontato, anzi è molto difficile che capiti.

Mentre infatti la Festa dei Santi Apostoli è fissa, il 29 giugno, le altre due sono “mobili”, seguono cioè il calendario liturgico che ogni anno è dettato dalla data della Pasqua. La Festa del Sacro Cuore di Gesù, infatti, si celebra il venerdì dopo la seconda domenica dopo Pentecoste, che – a sua volta – cade cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Festa del Cuore Immacolato di Maria il sabato successivo. Nell’ordine, quindi, Sacro Cuore di Gesù, Cuore Immacolato di Maria, i “principi degli apostoli” su cui si è formata la Chiesa. Quest’anno 27, 28 e 29 giugno. A ben guardare, al di là della loro distribuzione tra fine maggio e inizio luglio, sono tutte e tre date profondamente legate che ci raccontano il volto della Chiesa: il Sacro Cuore di Gesù è la Festa del Sacerdozio, il Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, è la dimensione di consacrazione e di affidamento – attraverso la Chiesa – dell’intera umanità a Maria e al suo cuore, i due apostoli, Pietro e Paolo, sono il volto e il temperamento della Chiesa nascente, la roccia e l’annuncio, la missione affidata da Gesù alla sua Chiesa.

Ecco che allora vivere con ritmo incalzante, uno dietro l’altro, questi appuntamenti si traduce in un monito per la Chiesa in cammino, la Chiesa pellegrina di Speranza di quest’anno giubilare. Guardare al Cuore di Gesù e di Maria fa bene alla Chiesa. Una Chiesa chiamata ad affrontare continuamente e costantemente le paure, le ansie, i rifiuti di una società liquida ed edonista.

Ci spiegava Papa Francesco che «Se il cuore è svalutato, si svaluta anche ciò che significa parlare dal cuore, agire con il cuore, maturare e curare il cuore. Quando non viene apprezzato lo specifico del cuore, perdiamo le risposte che l’intelligenza da sola non può dare, perdiamo l’incontro con gli altri, perdiamo la poesia. E perdiamo la storia e le nostre storie, perché la vera avventura personale è quella che si costruisce a partire dal cuore».

Papa Leone XIV ha raccolto questo testimone invitando i sacerdoti a farsi interpreti autentici di questo pulsare di grazia che alimenta la Chiesa: «Amate Dio e i fratelli, siate generosi, ferventi nella celebrazione dei Sacramenti, nella preghiera, specialmente nell’Adorazione, e nel ministero; siate vicini al vostro gregge, donate il vostro tempo e le vostre energie per tutti, senza risparmiarvi, senza fare differenze, come ci insegnano il fianco squarciato del Crocifisso e l’esempio dei santi. E a questo proposito, ricordate che la Chiesa, nella sua storia millenaria, ha avuto – e ha ancora oggi – figure meravigliose di santità sacerdotale: a partire dalle comunità delle origini, essa ha generato e conosciuto, tra i suoi preti, martiri, apostoli infaticabili, missionari e campioni della carità. Fate tesoro di tanta ricchezza: interessatevi alle loro storie, studiate le loro vite e le loro opere, imitate le loro virtù, lasciatevi accendere dal loro zelo, invocate spesso, con insistenza, la loro intercessione! Il nostro mondo propone troppo spesso modelli di successo e di prestigio discutibili e inconsistenti. Non lasciatevene affascinare! Guardate piuttosto al solido esempio e ai frutti dell’apostolato, molte volte nascosto e umile, di chi nella vita ha servito il Signore e i fratelli con fede e dedizione, e continuatene la memoria con la vostra fedeltà». Parafrasando ciò che disse Gesù a Pietro, su questa pietra, e su questo cuore, si fonda la Chiesa. A ciascuno di noi il compito di riscoprirlo ogni giorno.

(c) Vito Rizzo 2025

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 29 giugno 2025]

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