LE SFIDE DEL MEDITERRANEO

Mentre la politica si dimena sulla vicenda che ha coinvolto l’enclave spagnola di Ceuta per la paura di una “invasione” di migranti su “suolo europeo” (sic!), con cinquantamila persone provenienti dal Marocco che hanno raggiunto il “territorio spagnolo” in Africa, l’Azione Cattolica italiana ha riunito a Bari dal 30 luglio ad oggi oltre 700 delegati provenienti da tutta Italia per l’assemblea nazionale delle presidenze diocesane. Il titolo è evocativo: “Orizzonti Mediterranei”, perché – come ha spiegato il presidente nazionale di AC Giuseppe Notarstefano «il Mediterraneo non è solo un contesto concreto ma un luogo simbolico, uno sguardo, un modo di essere. La storia del Mediterraneo è fatta di tensioni, scontri, guerre. Ma è anzitutto storia di dialogo profondo e d’incontro fra culture, popoli, Chiese, fedi diverse, nel segno della “convivialità delle differenze”». A fare da padrino all’evento il ricordo del vescovo pugliese Don Tonino Bello per guardarsi negli occhi nelle diversità di etnie, di culture, di fede e scoprire la bellezza della “profezia della fraternità”.

Del resto, fuori dai clamori mediatici fomentati ad arte dalla politica populista, il Mediterraneo si va sempre più proponendo come uno spazio di confronto e di ascolto attraverso il dialogo interreligioso.

Nel suo incontro a Napoli presso la Sezione “San Luigi” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, già nel 2019 Papa Francesco aveva evocato proprio il fatto che «Il Mediterraneo è proprio il mare del meticciato – se noi non capiamo il meticciato, non capiremo mai il Mediterraneo – un mare geograficamente chiuso rispetto agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione. Nondimeno vi è bisogno di narrazioni rinnovate e condivise che ― a partire dall’ascolto delle radici e del presente ― parlino al cuore delle persone, narrazioni in cui sia possibile riconoscersi in maniera costruttiva, pacifica e generatrice di speranza».

Da questa consapevolezza è nata la Rete Teologica Mediterranea, un cammino di incontro e di confronto costante tra i teologi delle diverse sponde del Mediterraneo per leggere i segni di questo tempo, partendo proprio dall’esperienza religiosa del Mediterraneo.

Segni di dialogo e di chiusura, segni di grazia e di contraddizione. La fede (e la teologia) hanno un compito fondamentale in questo cammino. Ceuta, Lampedusa, Gaza, i Balcani, Tunisi, Algeri. Ma anche il Sudan, la Nigeria il Congo…

Anche Papa Leone XIV va ripetutamente affermando che «il cuore della Chiesa, è straziato per le grida che si levano dai luoghi di guerra», ma «non dobbiamo abituarci alla guerra».

Come mette in evidenza la Dichiarazione della Rete Teologica Mediterranea per la pace «siamo consapevoli di essere sull’orlo di un conflitto dalle proporzioni catastrofiche. Non possiamo pregare e non possiamo vivere senza ascoltare il grido e il terrore dei popoli minacciati, sofferenti e martoriati nel Mediterraneo ma non solo, il grido di tutte le vittime della violenza presente e passata». Di qui l’appello dei teologi «invitiamo ogni comunità, ogni credente, ogni uomo e ogni donna di buona volontà ad ascoltare questo grido e a interrogare Dio con le parole che ci restano. Come all’inizio della creazione, lo Spirito aleggiava sulle acque del caos (Gen 1,2), oggi invochiamo lo Spirito perché soffi di nuovo sulle macerie dell’odio e della guerra, generando vita là dove ora regna la morte, amore dove ora regna l’odio».

Gli “Orizzonti Mediterranei” ci invitano a promuovere, in ogni contesto, nelle Chiese e nelle case, nei talk show e in parlamento, questa nuova narrazione.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 2 agosto 2026]

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