CREDENTI E CREDIBILI: LA SFIDA DEI CRISTIANI

Lo scorso 22 ottobre il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un importante documento dal titolo “Venite ad Me” con il quale formula una serie di considerazioni che vogliono aprire una breccia di riflessione profonda all’interno della Chiesa in merito alla crisi della trasmissione della fede al giorno d’oggi. Non è questa la sede (e lo spazio) per entrare nel dettaglio ma è doveroso cogliere almeno alcuni degli spunti di riflessione su cui la Chiesa mostra di acquisire sempre maggiore consapevolezza. La questione appare sempre più lampante «risvegliare la fede in chi non la pratica più da tempo (si pensi in particolare al mondo degli adulti e delle nuove generazioni)» e promuovere «un’esperienza di fede» in chi non ha ancora conosciuto la bellezza dell’incontro con Gesù [VAM 5].

Come precisa il Dicastero il documento esprime delle Considerazioni che possano stimolare la riflessione ecclesiale e l’impegno pastorale attorno alla trasmissione della fede.

Perché credere? Quale “vantaggio” si ha dalla fede in Gesù Risorto? L’incontro con Cristo cambia la vita perché «l’amore di Dio riconduce ogni uomo ed ogni donna alle ragioni buone del proprio essere al mondo» [MVA 9]. Non è una meta, ma un viaggio: «il Gesù che gli Evangelisti raccontano è sempre in cammino. Non attende. Non crea un proprio santuario o una scuola. Si muove, viaggia. Entra nei villaggi e nelle città del suo popolo e del suo tempo. Si intrattiene con la gente semplice, ma anche con coloro che hanno posizioni di potere pubblico, religioso o politico» [MVA 14]. Ecco allora che «l’esperienza della fede può così essere immaginata come l’incontro vitale e decisivo con quel “sole vero” che è Cristo, il quale libera dalle tenebre e riempie di luce l’esistenza umana. È un’esperienza di luce che, per sua stessa natura, si irradia verso altre esistenze per illuminarle della medesima luce; queste, risplendendo a loro volta, estenderanno il raggio di propagazione della luce originaria: la luce vera del mondo che è Cristo» [MVA 26].

Di qui la prima risposta: la fede si trasmette non per proselitismo ma per attrazione come ha chiarito efficacemente già Benedetto XVI: «La missione di Cristo si è compiuta nell’amore. […] La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per “attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé” con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in conformità spirituale e concreta alla carità del suo Signore».

Già Papa Francesco nell’Evangelii gaudium aveva sottolineato come «negli ultimi decenni, si è prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della fede cristiana nel popolo cattolico. È innegabile che molti si sentono delusi e cessano di identificarsi con la tradizione cattolica, che aumentano i genitori che non battezzano i figli e non insegnano loro a pregare, e che c’è un certo esodo verso altre comunità di fede» [EG 70].

È lo scotto che si paga alla secolarizzazione ma è necessario leggere con attenzione il contesto e la deriva antropologica e culturale che nel contesto secolare sembra aver preso il sopravvento: «la linea di tendenza di questa cultura inedita sembra consistere nell’esaltazione della “sovranità dell’io”, che pretende di sentirsi autonomo e libero di gestire ogni aspetto della propria esistenza, assoggettando alle proprie esigenze gli altri esseri umani e la stessa realtà che lo circonda. Si tratta della diffusione di un individualismo sempre più accentuato, che genera separazione, divisione, invidia, gelosia, prevaricazione, narcisismo, egolatria» [MVA 48].

Ecco allora che la trasmissione della fede può avvenire cambiando radicalmente l’approccio, non cristiani “nominali” ma cristiani “autentici”: «deve essere un annuncio “performante”, capace di toccare realmente il cuore di coloro che lo ricevono e di spingere i loro passi incontro al cuore del Signore Gesù, dove è possibile contemplare ed entrare in contatto con quel fuoco d’amore che egli è venuto a gettare sulla terra (cf. Lc 12,49). L’annuncio del kerygma deve infiammare i cuori di coloro ai quali è rivolto» [MVA 77]. Farsi prossimi, camminare insieme, infiammare il cuore. La ricetta ce la dà Gesù.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 25 ottobre 2026]

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