BENE COMUNE: PARTIAMO DAL TUTELARE LA VITA

Ovunque si trovi, il Vescovo di Roma, capo della Chiesa universale, parla di fatto “alla città e al mondo”, Urbi et Orbi… Questa volta la città non era Roma, ma Montevideo e il discorso di saluto portato alle autorità di quel Paese ha fatto fischiare le orecchie ai politici (e agli elettori cattolici) di mezzo mondo. Il suo discorso è stato un piccolo bignami della Dottrina Sociale della Chiesa che intende porre attenzione alla cura della vita e della dignità umana sempre, in ogni circostanza e nelle diverse situazioni concrete.

Leone XIV ha esordito precisando che «l’autorità pubblica trova la sua ragion d’essere nel servizio al bene comune», ma il bene comune va riconosciuto con una capacità di visione ampia, che sappia tener conto delle necessità presenti, della cura dell’ambiente e della vita, nonché delle stesse prospettive future: «il bene comune comprende anche la responsabilità di trasmettere a chi verrà dopo di noi i beni che oggi abbiamo ricevuto».

Ecco perché è sempre necessario – come ha incessantemente denunciato anche Papa Francesco a partire dalla Laudato si’ – che «questa responsabilità si traduce nelle decisioni che riguardano l’uso delle risorse naturali e delle fonti energetiche». Pertanto – ha continuato Leone XIV – «lo sguardo rivolto al futuro si estende anche a coloro che abiteranno questa terra: alle condizioni in cui potranno nascere e crescere, e alle opportunità che incontreranno nel corso della loro vita». Pensiamo all’attualità che coinvolge i nostri stessi territori, dalla Terra dei Fuochi all’ILVA di Taranto, passando per la cementificazione selvaggia e il ritardo accumulato nelle politiche di riconversione energetica.

Ma l’ecologia integrale va letta a 360 gradi. La tutela del Creato non può essere separata dalla tutela delle stesse creature, primi tra tutti – usando un’espressione dialettale – ‘e criature…

Il Papa ha quindi sottolineato il dovere di protezione che bisogna assumere nei confronti della vita umana, in ogni sua espressione, pensando «alla vita che ha inizio, ma anche a quella che sta ancora crescendo nel grembo materno. Chi non è ancora nato appartiene già alla famiglia umana e al futuro del proprio popolo. La sua assoluta dipendenza dalla madre non sminuisce la dignità che gli spetta né la protezione che merita. Gesù stesso ha voluto assumere questa condizione incarnandosi. Accogliere una nuova vita richiede che il padre si impegni ad assumersi la propria responsabilità insieme alla madre, che la famiglia offra il proprio sostegno e che esistano condizioni sociali che consentano ad entrambi di crescere e prendersi cura dei propri figli. La protezione di chi sta per nascere e il sostegno di chi lo accoglie sono inseparabili». Ancora, «prendersi cura dei più piccoli implica necessariamente garantire loro un’istruzione adeguata. La casa in cui un bambino cresce, il nutrimento che riceve e la presenza di adulti che lo accompagnano sostengono i suoi primi anni di vita; l’educazione prolunga questo compito, sviluppa le sue capacità, forma il suo giudizio e lo prepara a partecipare con libertà e responsabilità alla vita della società»

Ecco allora che «la formazione ricevuta deve inoltre offrire opportunità concrete per inserirsi nel mondo del lavoro, mettere in pratica quanto appreso e acquisire autonomia grazie al proprio impegno. Il lavoro diventa così uno dei canali che consentono a ogni persona di sviluppare le proprie capacità e di contribuire al bene degli altri». Senza trascurare anche il fatto che non «si può misurare il valore di una persona in base a ciò che produce, al suo lavoro o alla sua capacità di cavarsela da sola». Come lo stesso Papa ha ribadito nella Magnifica Humanitas «La dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata» [MH 53].

Ogni vita è degna, ogni vita va protetta, ogni vita va tutelata. L’appello del Papa risuona contro ogni visione di parte e deriva ideologica che, tanto a destra quanto a sinistra, rischia di inquinare il dibattito politico dietro bandiere ideologiche e falsi miti. Da Montevideo ancora parole di verità!

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno dell’8 novembre 2026]

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