Il prossimo 9 luglio Papa Leone XIV celebrerà per la prima volta una Messa per la custodia del creato, una particolare liturgia con un’attenzione particolare, nella scelta delle preghiere e delle letture, alla centralità della dimensione creaturale. È stato lo stesso Papa Prevost ad approvare il formulario liturgico “ispirato” alla Laudato si’ di Papa Francesco, per il momento nella sola versione latina del Messale romano, in attesa delle traduzioni nelle diverse lingue da parte delle singole Conferenze episcopali.
In realtà il testo promulgato e dichiarato “testo tipico” con il decreto del prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti contiene già le letture bibliche nelle varie lingue che ci aiutano a comprendere la dimensione dell’ecologia “integrale” che ispira l’intera liturgia.
Il Papa utilizzerà il nuovo formulario nell’Eucaristia privata con il personale per la celebrazione eucaristica a Castel Gandolfo dove da oggi si è ritirato per il periodo di riposo estivo.
La nuova Messa per la custodia della creazione si apre con l’antifona d’ingresso tratta dai Salmi: «I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento» che sottolinea la meraviglia per come la creazione riflette la gloria di Dio. Nella colletta il celebrante innalzerà una preghiera a Dio con una bellissima formula: «O Padre, che in Cristo, primogenito di tutta la creazione, hai chiamato all’esistenza tutte le cose, fa’ che, docili al soffio vitale del tuo Spirito, custodiamo con amore l’opera delle tue mani», mentre l’orazione sulle offerte, con le parole della presentazione dei doni, preciserà ancora una volta la dimensione creaturale: «Accogli, o Padre, questi frutti della terra e del nostro lavoro: porta a compimento in essi l’opera della tua creazione, perché, trasformati dallo Spirito Santo, siano per noi cibo e bevanda di vita eterna».
Le letture scelte per la Missa pro custodia creationis offrono diversi spunti di riflessione. La prima lettura è tratta da libro della Sapienza (13, 1-9) pe rimarcare la paternità di Dio sulla creazione, il Salmo responsoriale (18, 2-3. 4-5) canta «I cieli narrano la gloria di Dio», mentre la seconda lettura è l’inno della Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 1, 15-20) in cui l’apostolo sottolinea come «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui».
I brani evangelici proposti in alternativa sono entrambi tratti dal Vangelo secondo Matteo, nello specifico sono due passaggi in cui emerge la dimensione creaturale l’una con l’invito ad affidarsi al Signore «[…] Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? […]» [Mt 6, (24) 26-30 (34)], l’altra in cui Gesù si mostra Signore delle forze della natura «Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”. Ed egli disse loro: “Perché avete paura, gente di poca fede?”. Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: “Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?” (Mt 8, 23-27).
L’occasione di questo nuovo formulario ci mostra la ricchezza, la cura e la bellezza che ci offre ogni volta la liturgia, se solo avessimo premura di prestare un po’ di attenzione…
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 6 luglio 2025]
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