Prima la canonizzazione di Bartolo Longo lo scorso 19 ottobre, a distanza di poche settimane, il 13 novembre, la celebrazione del 150° anniversario dell’arrivo del quadro della Madonna del Rosario a Pompei con la presenza del segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin; una esperienza ricca e costante che fa del Santuario di Pompei un crocevia di storie, fede e devozione che si è radicato nel cuore dei cristiani di tutto il mondo. Come ha sottolineato Parolin nel suo intervento «Il santuario della Beata Vergine del Rosario è una casa di preghiera e di speranza per tanti», un luogo in cui sentirsi avvolti dalla tenerezza di Maria che offre ristoro rispetto a ritmi di vita caratterizzati dalla fretta e dalla frenesia, attenti a relazioni caratterizzate dall’utilità funzionale ai propri interessi che trascurano spesso la dimensione della comunione e della fratellanza umana. Pompei rappresenta una pausa spirituale che è offerta a chi avverte il bisogno di ritrovarsi in un luogo che respira della presenza della Vergine Maria proprio perché nato dal bisogno e dal desiderio del popolo, quel desiderio che San Bartolo Longo sempre interpretare e tradurre in una dimensione concreta. Il rischio della frenesia, infatti, è la «distrazione del cuore», un tema tanto caro a Papa Francesco che lo ha affidato alle riflessioni della Dilexit nos e ripreso anche da Papa Leone XIV negli spunti della Dilexit te. In fondo la povertà da contrastare non è soltanto quella economica ma anche quella spirituale: «Si corre per non pensare, per non interrogarsi sul senso profondo della vita. Una società frettolosa, infatti, facilmente sorvola sulle grandi domande sul senso della vita».
Fa da contrasto a questa “fretta”, quella urgenza che mostra Maria dopo l’annuncio dell’Angelo, la “fretta” di andare a portare conforto alla cugina Elisabetta in attesa di Giovanni Battista. Come ha ben evidenziato Parolin « la fretta della Vergine Maria verso la cugina Elisabetta è una fretta interiore, che nasce dal cuore e dalla profonda spinta a raccontare le grandi opere di Dio. Non è “velocità fisica, ma fretta dell’animo” di chi avverte l’urgenza, “la priorità assoluta” di condividere con il prossimo la gioia dell’amore di Dio, illuminandone il cammino».
Lo stesso Bartolo Longo ha sperimentato questo cambio di prospettiva, dalla fretta dell’attivismo all’urgenza pastorale. Proprio la sua profonda crisi interiore ha tanto da insegnare all’uomo del nostro tempo, una crisi che può essere terreno di rinascita, umana e spirituale, o meglio, spirituale e di conseguenza umana. Ecco dunque che la spiritualità mariana che vive a Pompei può rappresentare per tanti un faro di speranza. Una speranza di pace, di concordia, di fiducia, di impegno, di perseveranza. È proprio questo che cercano quanti vivono periodicamente il pellegrinaggio ai piedi della Madonna. Una devozione viva, fresca, attuale. Una risposta alla frenesia alienante di un mondo che vorrebbe imporci di non fermarci mai…
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 16 novembre 2025]
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