È fortemente simbolico che nell’Europa che qualche anno ha rifiutato di riconoscere le proprie (laicissime e prettamente storiche) radici cristiane, a pochi giorni dal Natale in cui si ricorda la nascita di Gesù Bambino, si sia voluto approvare da parte del parlamento europeo una risoluzione (non vincolante) volta a consentire la liberalizzazione dell’accesso all’aborto al di là dei confini dei singoli Stati. 358 i voti a favore, 202 i contrari, 79 gli astenuti per un sostegno – anche finanziario – agli Stati membri volto a dare accesso all’interruzione di gravidanza a chiunque in Europa non abbia ancora pieno accesso all’aborto.
In altri termini si apre la strada all’aborto per le donne europee che vogliano andare ad abortire in un altro Paese Ue diverso dal proprio quando ritengano limitata la loro libertà di scelta. Non solo questo. È passato anche l’emendamento che chiede di includere il “diritto all’aborto” nella Carta dei diritti fondanti dell’Unione Europea. La risoluzione approvata non ha valore vincolante ma detta una linea rispetto alla quale saranno chiamate a pronunciarsi nei prossimi mesi anche Commissione e Consiglio Europeo.
Inascoltato l’appello della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea con cui la stessa aveva invitato i membri del Parlamento europeo a evitare ulteriori tensioni. I vescovi della Ue hanno messo in evidenza come l’aborto “facile” non sia la soluzione, piuttosto «le donne in situazioni di vulnerabilità necessitano di forme di sostegno diverse da quelle proposte dalla presente e da iniziative simili volte a facilitare l’aborto. […] Ciò che serve non è un’ulteriore divisione ideologica ma piuttosto politiche prudenti che proteggano e sostengano realmente le donne, salvaguardando al contempo la vita umana non ancora nata».
È triste che questa “banalizzazione della pratica abortiva”, sempre più disattenta al dato biologico dell’interruzione di una vita umana, avvenga a ridosso della ricorrenza legata proprio a un bambino, Gesù.
Lo stesso bambino che si voleva morto da Re Erode e che ha visto il potere politico di allora decretare una “strage degli innocenti” che si rinnova con forme nuove ancora oggi.
Nel ricevere nel 1979 il Premio Nobel per la Pace, con grande coraggio e determinazione, Madre Teresa di Calcutta usò parole molto nette: «io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta – un’uccisione diretta – un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: anche se una madre dimenticasse il suo bambino – io non ti dimenticherò – ti ho inciso sul palmo della mano. Siamo incisi nel palmo della Sua mano, così vicini a lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile – ma perfino se si potesse dimenticare – io non ti dimenticherò. E oggi il più grande mezzo – il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui – i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? […] E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla».
Per questo è importante che, con l’approssimarsi del giorno in cui celebreremo la nascita di un bambino, un “non voluto” dai potenti del tempo, ma voluto – sebbene inatteso – dalla madre, proviamo a lasciarci interrogare dalla deriva ideologica che ha preso il tema dell’aborto.
Il vero femminismo, la vera libertà di scelta, non si realizza con la banalizzazione del dramma a cui le donne sono chiamate, ma con il rispetto di una verità che non va sottaciuta e con la consapevolezza che l’interruzione di una vita umana possa essere al massimo l’extrema ratio e mai la “prima scelta”, banalizzata da una politica disattenta e sempre più inadeguata a leggere e accompagnare la complessità. Soprattutto quella della “vera” libertà della donna.
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 21 dicembre 2025]
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