Nessuno dovrebbe contestare il pacifismo che caratterizza da sempre il ministero pastorale di Don Vitaliano Della Sala, ma il suo approccio da social media manager – troppo attento a cavalcare il clamore mediatico – questa volta è andato oltre ogni (eventuale) “buona intenzione”.
Per raccontare infatti che «Gesù oggi si incarnerebbe nelle bambine e nei bambini senza casa, senza terra, senza pace e senza domani della Palestina e di Gaza, dell’Ucraina e del Sud Sudan» non era certamente necessario allestire un presepe dedicato a Gesù bambin@.
Un sacerdote dovrebbe sapere che la novità di Gesù di Nazaret, il suo messaggio di pace, di speranza, di inclusione non cambia il fatto che Gesù di Nazaret è un maschio.
Dio che si fa uomo, di sesso maschile. Si fa povero tra i poveri, ultimo tra gli ultimi, ultimo di un popolo minore, relegato nella periferia dell’Impero.
Non solo! Ultimo, povero, di un popolo minore relegato nella periferia dell’Impero, e non a Gerusalemme, la città santa, ma nella secondaria Betlemme. E non in una casa, in un albergo, ma in una grotta destinata al ricovero degli animali. E non in una culla, ma in una mangiatoia, adattata a culla per necessità.
Basta questo: non servono chiocciole o asterischi. Non serve rendere “fluida” la sua incarnazione per renderlo più femminista o politically correct. Basta il Vangelo per capire la portata della Sua venuta.
I primi a salutare Gesù Bambino non sono uomini di alto rango ma semplici pastori, gli ultimi nella scala sociale. Ce ne dà notizia Luca (Lc 2, 8-20); la loro visita precede anche quella dei Re Magi raccontata da Matteo (Mt 2, 1-12). Non a caso il presepe è pieno di pastori e altri lavoratori affaccendati ma per i Magi bisogna aspettare il 6 gennaio…
Ancora, l’annuncio della sua Risurrezione è affidato a una donna, prima ancora che agli apostoli e a San Pietro che sarà chiamato a prendersi cura della Chiesa terrena (Mt 16, 18-20). Una donna, Maria Maddalena, la cui testimonianza per i costumi del tempo non avrebbe avuto alcun credito o “valore legale” (Gv 20, 11-18). Eppure Gesù decide così.
Gesù il Nazareno, il Cristo, che sa guardare oltre i costumi del tempo, che sa tracciare la via di quella verità della pari dignità tra uomo e donna anticipata già nel racconto della Creazione (Gen 2, 21-23).
Non basta! L’universalità dell’annuncio della novità di Gesù Cristo va chiaramente al di là di ogni steccato senza che si debba “annacquare” l’identità del protagonista.
Raccontano gli Atti degli Apostoli, il sequel del Vangelo di Luca, che il primo convertito “non ebreo” fu un etiope, per di più eunuco (Atti 8, 26-40). Altro che campagne arcobaleno vissute in contrapposizione al cristianesimo, l’annuncio di Cristo ha sdoganato tutti già 2000 anni fa senza che si metta in discussione la sua carta d’identità con improbabili chiocciole o asterischi.
Il Vangelo è una cosa seria, Cristo è una cosa seria. In grado di dare risposte sempre, ben oltre le logiche umane del tempo.
A Betlemme è nato Gesù Bambino! Basta Lui per cambiare la logica del mondo.
Non serve cambiargli i connotati per compiacere i media a corto di notizie o una logica divisiva che certamente nulla ha a che vedere con l’annuncio del Vangelo.
Questa volta la provocazione di Don Vitaliano è andata oltre ogni decenza. Una forzatura che si può fare per ignoranza, ma che non trova giustificazione in chi, con studi teologici alle spalle, ogni giorno si accosta al Mistero dell’altare.
Nota a margine. L’altra motivazione data da Don Vitaliano alla sua scelta di “cambiare sesso” alla statuina di Gesù Bambino è stata quella di voler «indicare, anche ai teologi per i quali solo i maschi possono essere chiamati al presbiterato, la strada che non discrimini più le donne che chiedono di poter essere preti». La risposta Don Vitaliano se l’è data da solo. Se è necessario cambiare la verità storica evidentemente la strada non è quella giusta. La ricchezza della Chiesa e del ruolo della donna al suo interno non si limita al servizio sacerdotale e proprio le figure di Maria, di Maria Maddalena e di innumerevoli Sante stanno lì a dimostrarlo.
(c) Vito Rizzo 2025
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 28 dicembre 2025]
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