CHECCO ZALONE E LA RICERCA DI SÈ

La comicità di Checco Zalone si presta alle letture più svariate, sempre alle prese con la provocazione e il politicamente scorretto. Eppure va riconosciuto a Luca Medici (questo il nome registrato all’anagrafe dell’attore pugliese), la grande capacità di scegliere con grande acume il tema guida del protagonista della trama dei suoi film.

Se in Cado dalle Nubi (2009) faceva da sfondo il sogno di successo di un improbabile cantautore meridionale alle prese con i pregiudizi di stampo leghista, in Che bella giornata (2011) l’attenzione era rivolta alle forme di discriminazione nei confronti dell’Islam, mentre in Sole a Catinelle (2013) il protagonista era un padre separato, culturalmente succube della logica consumistica.

Con Quo vado (2016) messo alla berlina era il mantra del posto fisso e del finto efficientismo amministrativo, mentre in Tolo tolo (2020) lo sguardo era posto sul dramma dei migranti.

Tutti temi di attualità su cui, attraverso una comicità alle volte molto spinta, Checco Zalone invitava a riflettere.

Questa volta la prospettiva è stata ancora più ambiziosa: riflettere sulla ricerca di un’essenziale che la vacuità del mondo moderno porta sempre più spesso a trascurare. Di qui l’esigenza di una riscoperta di sé attraverso l’esperienza del pellegrinaggio, un cammino di conoscenza e conversione che sin dai racconti biblici rappresenta il riconoscimento di una ricerca di pienezza che è data dalla scoperta di una relazione autentica con Dio.

Il più simbolico di questi pellegrinaggi resta ancor oggi il Cammino di Santiago, una rete di antichi percorsi di pellegrinaggio che convergono a Santiago de Compostela, in Spagna, per raggiungere la tomba di San Giacomo apostolo. Dal IX secolo, dopo la scoperta delle reliquie di San Giacomo, milioni di pellegrini hanno intrapreso questo cammino, certificando la loro impresa attraverso la Credenziale della Tessera del Pellegrino da ritirare all’inizio e timbrare ad ogni tappa.

Il più famoso è il “Cammino francese”, circa 800 chilometri che dai Pirenei francesi (Saint-Jean-Pied-de-Port) raggiungono Santiago attraversando regioni come Navarra, Rioja, Castiglia e León. Un cammino a piedi di trenta giorni, fatto di solitudine e di incontri, di interrogativi e di meditazioni, di sofferenze, di imprevisti e di momenti di ristoro. Il percorso è tradizionalmente suddiviso in circa 25/30 tappe e si snoda prevalentemente in piano ma con delle cime da superare come quella O Cebreiro in Galizia con i suoi 1.293 metri.

Il più ostico è il “Cammino del Nord” che fu l’alternativa principale quando il Cammino Francese venne occupato dalle truppe musulmane. Il percorso inizia in territorio basco, a Irùn, nei pressi della frontiera con la Francia, e si “inerpica” lungo la Cordillera Cantabrica e la costa nord della Spagna, passando dalle vette delle montagne, ai litorali a picco sull’oceano. 850 km che ne fanno uno dei percorsi più importanti, ma generalmente meno affollato.

Il “Cammino Portoghese” è lungo circa 760 chilometri e parte da Ponte de Lima per arrivare a Santiago percorrendo il litorale costeggiando l’oceano.

Il “Cammino de La Plata” è il più lungo (1000 km) che collega la regione Andalusa al Nord della Spagna ed è un prolungamento della strada romana che univa Merida con Astorga e collega la città di Siviglia, in Andalusia, con la Galizia a nord.

Il cammino più breve è il “Cammino inglese”: dall’Inghilterra, ma anche dagli altri paesi del Nord Europa, si giungeva in Galizia via mare fino a Ferrol o a La Coruña, ma anche a Viveiro o Ribadeo, sul litorale lucense.

Il “Cammino Primitivo” è lungo circa 330 km, inizia da Oviedo e attraversa le Asturie e la Galizia, nella provincia di Lugo. Visto che si svolge in un paesaggio montano con continue salite e discese è tra i meno frequentati e rappresenta per tanti un’autentica sfida personale

Il “Cammino d’inverno” è consigliato durante i mesi più rigidi ed è lungo poco meno di 250 km per le quattro province della Galizia.

Ultima opzione è il “Cammino di Finisterre” (89 km) o il “Cammino di Muxía” (87) che va oltre la meta di Compostela per quei pellegrini che, dopo essersi prostrati davanti ai resti dell’Apostolo Giacomo, decidono di completare i sacrifici camminando almeno altri quattro o cinque giorni per raggiungere l’ultimo lembo di terra “conosciuta” per i pellegrini medioevali.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 4 gennaio 2026]

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