Neanche il tempo di chiudere la Porta Santa il 6 gennaio, che già dal 7 il Papa ha voluto confrontarsi con i cardinali per delineare i passi futuri che sarà chiamata ad intraprendere la Chiesa.
Il Concistoro “straordinario” serve a questo: il Vescovo di Roma chiama a raccolta i suoi colleghi Cardinali da ogni parte del mondo per riflettere sulle sfide future e sul modo migliore di portare l’annuncio del Vangelo a tutta l’umanità.
La prima notizia è che Leone XIV ha espresso la volontà di proseguire su questo cammino, convocando i “colleghi” già per il prossimo giugno, in continuità con quello stile sinodale rilanciato dal suo predecessore.
Vedersi almeno una volta all’anno, magari due, con i 170 cardinali per stare insieme 3-4 giorni e condividere la lettura dei bisogni, le sensibilità dei diversi popoli e immaginare, insieme, la strada da percorrere.
Leone XIV ha tenuto a precisare infatti che il Concistoro è «una comunità di fede, non un team di esperti». È un momento di grazia: «Il nostro “fermarci”, allora, è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo –, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio».
La Chiesa è chiamata a trovare le risposte per un’umanità che – più o meno consapevolmente – è affamata di Dio, che ricerca una risposta al vuoto patinato del nostro tempo.
Di qui l’attualità del Concilio Vaticano II e del cammino che attraverso il contributo e lo stile dei diversi pontefici si sta sviluppando con profonda coerenza sotto l’ispirazione dello Spirito Santo: «Possiamo dire che lo Spirito Santo, a distanza di secoli, ha ispirato la medesima visione nel profeta e nei Padri conciliari. […] Ciò che Isaia annunciava “in figura”, il Concilio lo riconosce nella realtà pienamente svelata di Cristo luce delle genti. I pontificati di San Paolo VI e quello di San Giovanni Paolo II li potremmo interpretare complessivamente in questa prospettiva conciliare, che contempla il mistero della Chiesa tutto inscritto in quello di Cristo e così comprende la missione evangelizzatrice come irradiazione dell’inesauribile energia sprigionata dall’Evento centrale della storia della salvezza. I Papi Benedetto XVI e Francesco hanno poi riassunto questa visione in una parola: attrazione. Papa Benedetto lo ha fatto nell’Omelia di apertura della Conferenza di Aparecida, nel 2007, quando disse: “La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per “attrazione”: come Cristo ‘attira tutti a sé’ con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in conformità spirituale e concreta alla carità del suo Signore”. Papa Francesco si è trovato perfettamente in accordo con questa impostazione e l’ha ripetuta più volte in diversi contesti. Oggi con gioia io la riprendo e la condivido con voi.
Parole lucide, profonde, ispirate, che aiutano a comprendere il senso profondo che la Chiesa “istituzione” assume nel cammino di speranza dell’intera umanità. Un programma che investe il pontificato di Leone XIV e che racconta tanto già dai suoi primi passi. Una Chiesa in ascolto, una Chiesa attenta, una Chiesa accogliente, una Chiesa in cammino. Una Chiesa che non intende rinunciare a dire parole di verità in ogni situazione. Una Chiesa che si vuole far carico della missione terrena che le è stata affidata senza paura, con consapevolezza, orgoglio e coraggio.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno dell’11 gennaio 2026]
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