Come anticipato durante il Concistoro straordinario la scorsa settimana, Papa Leone XIV ha deciso di aprire un ciclo di catechesi sul Concilio Vaticano II, l’evento ecclesiale che ha rivoluzionato l’approccio della Chiesa al mondo contemporaneo e che merita di essere sempre più riscoperto, se non proprio scoperto, nelle sue diverse prospettive.
Il Papa ha deciso di partire dalla Costituzione dogmatica Dei Verbum, quella che si occupa della divina Rivelazione, cioè del mondo in cui Dio cerca il dialogo con l’uomo. Come sottolinea il Santo Padre per cogliere il senso profondo del documento conciliare «può esserci d’aiuto richiamare le parole di Gesù: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15)». L’amicizia è la chiave per comprendere il valore autentico di questa relazione che Dio instaura con l’umanità e che ha compimento in Gesù Cristo.
Partendo da un antico motto latino “Amicitia aut pares invenit, aut facit” (l’amicizia o nasce tra pari, o rende tali) sulla scia di Sant’Agostino il papa sottolinea come nella relazione tra l’uomo e Dio «noi non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio».
È quindi in Gesù che la Rivelazione di Dio assume «il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere».
Come nell’amicizia umana, siamo chiamati a un rapporto vero, leale, diretto, sincero.
Laddove c’è vera amicizia le parole non sono vuote, false o banali, ma sono parole che creano e alimentano la relazione. Sottolinea il Papa che «è importante cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima si ferma alla superficie e non realizza una comunione fra le persone, mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo. La parola possiede una dimensione rivelativa che crea una relazione con l’altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all’amicizia con Lui. In tale prospettiva, la prima attitudine da coltivare è l’ascolto, perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi». Proprio alla luce di questa relazione di amicizia nasce anche la necessità della preghiera «nella quale siamo chiamati a vivere e a coltivare l’amicizia con il Signore».
Leone XIV, fedele al suo carisma fortemente legato alla spiritualità agostiniana, precisa che questa relazione di ascolto «si realizza in primo luogo nella preghiera liturgica e comunitaria, dove non siamo noi a decidere cosa ascoltare della Parola di Dio, ma è Lui stesso a parlarci per mezzo della Chiesa», ma si completa nella preghiera personale «che avviene nell’interiorità del cuore e della mente». Di qui l’invito del Papa a vivere con pienezza questo rapporto di amicizia attraverso una pratica quotidiana: «non può mancare, nella giornata e nella settimana del cristiano, il tempo dedicato alla preghiera, alla meditazione e alla riflessione. Solo quando parliamo con Dio, possiamo anche parlare di Lui. La nostra esperienza ci dice che le amicizie possono finire per un qualche gesto eclatante di rottura, oppure per una serie di disattenzioni quotidiane, che sfaldano il rapporto fino a perderlo. Se Gesù ci chiama ad essere amici, cerchiamo di non lasciare inascoltato questo appello. Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l’amicizia con Dio è la nostra salvezza».
Quello che il Papa ci invita a riconoscere con sempre maggiore consapevolezza è come ci poniamo noi nei confronti di questa relazione di amicizia, perché se è vero com’è vero – come ci dice la Dei Verbum – che Dio «nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici» (DV 2), spetta anche a noi saper coltivare questa amicizia con amore e con un cuore sincero.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 18 gennaio 2026]
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