La storia della Chiesa è stata caratterizzata da un rapporto particolare con la Sacra Scrittura. È stata per secoli la culla nella quale ha assunto consapevolezza la comunità cristiana, è diventata tesoro da custodire gelosamente da parte del clero limitandone la fruizione del popolo alla tradizione e all’interpretazione data dai più eruditi esponenti della Chiesa istituzione, è stata trattata con colpevole distacco in risposta alla centralità datale dalla Riforma luterana, per poi tornare pienamente protagonista della vita stessa di ogni credente con la “rivoluzione” apportata dal Concilio Vaticano II. Del resto affrontare le sfide del nuovo millennio senza attingere alla inesauribile ricchezza della Sacra Scrittura sarebbe stato per i cattolici un “peccato mortale”.
È su questa linea che nell’ultima Catechesi sulla costituzione conciliare Dei Verbum Papa Leone XIV ha voluto soffermarsi per chiarire non soltanto la centralità che riveste la Parola di Dio nella vita della Chiesa ma anche in quella di ciascun credente. Il Papa ha parlato quindi di un legame «profondo e vitale che esiste tra la Parola di Dio e la Chiesa» in quanto «la Chiesa è il luogo proprio della Sacra Scrittura. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, la Bibbia è nata dal popolo di Dio e al popolo di Dio è destinata. Nella comunità cristiana essa ha, per così dire, il suo habitat: nella vita e nella fede della Chiesa trova infatti lo spazio in cui rivelare il proprio significato e manifestare la propria forza».
Un rapporto che si alimenta non soltanto nella liturgia ma anche nella confidenza quotidiana con le pagine del Libro. Papa Francesco amava invitare i cristiani a portare sempre con sé in tasca un piccolo Vangelo per aprirlo, leggerlo, meditarlo con assiduità e naturalezza durante la giornata.
Come metteva in evidenza già San Girolamo, il grande traduttore della Bibbia in latino, la conoscenza della Scrittura apre sempre più alla conoscenza di Cristo. Ecco allora che come ha rimarcato Leone XIV «lo scopo ultimo della lettura e della meditazione della Scrittura: conoscere Cristo e, attraverso di Lui, entrare in rapporto con Dio, rapporto che può essere inteso come una conversazione, un dialogo». È proprio il dialogo la chiave di lettura che ci propone la Costituzione Dei Verbum e – ha sottolineato il Papa – «questo avviene quando leggiamo la Bibbia in atteggiamento interiore di preghiera: allora Dio ci viene incontro ed entra in conversazione con noi».
Di qui l’importanza della relazione e del dialogo fecondo che deve essere sempre alimentato all’interno della vita della Chiesa: «la Sacra Scrittura, affidata alla Chiesa e da essa custodita e spiegata, svolge un ruolo attivo: infatti, con la sua efficacia e potenza dà sostegno e vigore alla comunità cristiana. Tutti i fedeli sono chiamati ad abbeverarsi a questa fonte, anzitutto nella celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti. L’amore per le Sacre Scritture e la familiarità con esse devono guidare chi svolge il ministero della Parola: vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti».
Una vita di fede senza il conforto costante della Parola di Dio rischia di inaridirsi, di distrarsi, di smarrirsi.
Compito e desiderio della Chiesa è che «la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede» ed è sempre la Parola di Dio che «spinge la Chiesa anche al di là di sé stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti». In un mondo sommerso troppo spesso da parole vuote «la Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze».
Ecco che allora – come ha voluto ribadire il Papa – «vivendo nella Chiesa si impara che la Sacra Scrittura è totalmente relativa a Gesù Cristo, e si sperimenta che questa è la ragione profonda del suo valore e della sua potenza».
La Chiesa si fa compagna di strada, la Parola di Dio è la “Lonely Planet”, la meta, per tutti, è sempre Gesù.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 15 febbraio 2026]
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