Dopo l’interruzione dovuta alla partecipazione (anche da parte del Papa) degli esercizi spirituali del tempo di Quaresima, Leone XIV è tornato ad incontrare i fedeli nelle tradizionali udienze generali del mercoledì, proseguendo il cammino di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II. Ci aveva lasciato introducendo la costituzione dogmatica Lumen gentium che affronta il valore della Chiesa come istituzione terrena, una «una realtà complessa» ma meno “complicata” di quanto la si voglia far apparire, e soprattutto da non liquidare come “datata” o “superata”. Sottolinea il Papa che «nella lingua latina la parola “complessa” indica piuttosto l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà», di qui la visione di una Chiesa “complessa” nella quale «convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione».
Sta qui la bellezza della Chiesa, «una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita». In essa «la dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così la Chiesa vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio».
Al centro della vita della Chiesa non può quindi che esserci Cristo: è lui il parametro a cui bisogna sempre guardare, avendo Lui come “criterio interpretante” della realtà umana che va quotidianamente incontrata. Sottolinea ancora il Papa che «chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità, dei suoi occhi, delle sue mani, del suono della sua voce. Chi decideva di seguirlo era spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo ospitale, dal tocco delle sue mani benedicenti, dalle sue parole di liberazione e di guarigione. Allo stesso tempo, però, andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile». È a questo modello che è chiamata a conformarsi la Chiesa.
È quindi «alla luce della realtà di Gesù» che possiamo tornare a guardare alla Chiesa: «quando la guardiamo da vicino, vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti. Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza».
Per superare la grossolana semplificazione “sì a Gesù, al suo esempio, al suo amore; no alla Chiesa, ai sacramenti, ai preti” dobbiamo imparare a riconoscere che – proprio per la sua natura di compagna di viaggio nel cammino della vita «non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia».
Proprio in questo – ribadisce ancora il Papa – «consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il “metodo di Dio”: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire».
Ciascun credente è quindi chiamato a edificare questa Chiesa sempre più conformata a Cristo «non soltanto organizzando le sue forme visibili, ma costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi».
Un bel modo, anche questo, di vivere il cammino di Quaresima, sentendosi tutti corresponsabili di una santità che cammina attraverso una grazia che soccorre le fragilità degli uomini.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno dell’8 marzo 2026]
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