Nella sua udienza generale del mercoledì Leone XIV è tornato a parlare della Costituzione conciliare Lumen gentium, soffermandosi questa volta sul ruolo dei laici e di ciascun battezzato nella missione della Chiesa.
Come mette in evidenza il Papa, il Popolo di Dio «riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica». In maniera diversa tanto i laici quanto i ministri ordinati sono chiamati a svolgere questo mandato missionario che è parte costitutiva dell’essere Chiesa.
Come ha ribadito Leone «Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo» e poi – come mette in evidenza la Lumen gentium – attraverso il sacramento della Cresima tutti i battezzati «vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo» (LG 11). Ecco dunque che – ha sottolineato ancora il Papa «questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici».
Leone XIV ha voluto ricordare il suo predecessore, Papa Francesco, quando osservava che «guardare al popolo di Dio è ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo Sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identità, e di cui dovremmo essere sempre orgogliosi, è il Battesimo».
La funzione sacerdotale dei credenti implica perciò che ogni battezzato sia chiamato a vivere con autenticità e pienezza tanto la preghiera individuale e comunitaria, quanto la partecipazione alla liturgia e ai sacramenti. È necessario riconoscere che per il cristiano non possono esserci “spazi” riservati a Dio mentre la vita ordinaria si svolge “come se Dio non ci fosse”.
La stessa funzione profetica si esplica infatti innanzitutto con il rendere testimonianza della propria fede mediante uno stile di vita conforme al Vangelo, oltre che – in aggiunta – con l’esplicita testimonianza verbale. Vivendo autenticamente il Vangelo il Popolo di Dio sviluppa sempre più anche una capacità di leggere e interpretare la stessa fede. Come ha ricordato il Papa, la Commissione Dottrinale del Concilio precisava che il sensus fidei «è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa più profondamente e più pienamente l’applica nella vita». Ne consegue – secondo Leone XIV – che «il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme» ed è in questa prospettiva che la Chiesa con il suo Magistero è chiamata a farsi custode e garante della stessa.
Quanto alla funzione regale il parametro ci è dato dallo stesso Gesù nell’avvicinarsi al giorno del suo sacrificio: una regalità nel servizio ai più deboli, ai più piccoli, ai più poveri. È questa la regalità a cui ciascun battezzato è chiamato nella sua vita quotidiana, quale servizio ai fratelli e alla Chiesa.
Il Papa ha dunque richiamato il passaggio del n.12 della Lumen gentium dove si mette in evidenza l’azione dello Spirito santo che dispensa «tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa».
Di qui l’invito a ricercare una pienezza di fede tanto nella scelta della vita consacrata quanto nella dimensione laicale che caratterizza le forme associative ecclesiali: «risvegliamo in noi la consapevolezza e la gratitudine di aver ricevuto il dono di far parte del popolo di Dio», ma soprattutto – ha sottolineato ancora il Papa – risvegliamo anche «la responsabilità che questo comporta».
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 22 marzo 2026]
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