Albano ( Roma ), 8 settembre 2021. Il card. Marcello Semeraro presiede la ordinazione di mons. Vincenzo Viva, vescovo di Albano

LA GARANZIA DELLA “CONTINUITÀ APOSTOLICA”

Nei giorni in cui ci prepariamo a vivere le celebrazioni della Settimana Santa è provvidenziale che Papa Leone XIV, nel suo itinerario a commento dei documenti del Concilio Vaticano II, si sia trovato ad affrontare il tema della dimensione gerarchica della Chiesa, in particolare della dimensione sacramentale che caratterizza la successione apostolica.

Ecco allora che, dopo aver sviluppato la natura del Popolo di Dio, il Papa si è soffermato sul capitolo 3 della Lumen gentium che affronta il carattere costitutivo della Chiesa che vive attraverso la successione apostolica. È quello che recitiamo spesso distrattamente durante la professione di fede: «credo la Chiesa. Una, santa, cattolica, apostolica». Come mette in evidenza il Papa «la Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra».

Troppo spesso trascuriamo il fatto che lo Spirito Santo è il “testimone” di una staffetta che da duemila anni lega indissolubilmente e ininterrottamente gli apostoli riuniti nel Cenacolo e il collegio dei Vescovi. «Questo Ordine sacro – ha ribadito Leone – è permanentemente fondato sugli Apostoli, in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo. Poiché gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro, essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa “grazie ai loro successori nella missione pastorale” (CCC, n. 857)».

A volte ci si spaventa di fronte alla parola “gerarchia”. In tanti, pur riconoscendosi “cristiani”, fanno fatica ad amare la Chiesa. Taluni non mancano di autodefinirsi “cristiani, ma anticlericali”.

I padri conciliari attraverso la Lumen gentium smascherano le incongruenze di questo ossimoro. Come ha rimarcato ancora Leone «per cogliere l’intenzione del Concilio, è opportuno leggere bene il titolo del III capitolo di Lumen gentium, che esplicita la struttura fondamentale della Chiesa, ricevuta da Dio Padre mediante il Figlio e portata a compimento con l’effusione dello Spirito Santo». Il Documento infatti si concentra sul «sacerdozio ministeriale o gerarchico», che differisce «essenzialmente e non solo di grado» dal sacerdozio comune dei fedeli. Una connessione profonda che caratterizza la Chiesa ma che non può tralasciare la diversa natura del rispettivo servizio, la trasmissione attraverso lo Spirito Santo del sacramento dell’Ordine ai Vescovi (LG 18-27), ai presbiteri (LG 28) ai diaconi (LG, 29) «come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine».

Di qui la precisazione del Papa che – ancora una volta – ha voluto ribadire come con l’aggettivo “gerarchica” «il Concilio vuole indicare l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù» e che «i Vescovi anzitutto, e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio». La Lumen gentium – infatti – «ricorda a più riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’”ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio, che nella sacra Scrittura è chiamato significativamente “diakonia”, cioè ministero” (LG 24)».

Una gerarchia che è a servizio della missione della Chiesa, non un castello statico che mira a custodire rendite di posizione. Ma una dimensione gerarchica che ha il compito principale di custodire e salvaguardare la continuità della grazia che segue la successione apostolica. È attraverso la successione apostolica che ogni cristiano sa che – nonostante le storture, i drammi e gli errori che hanno caratterizzato la Chiesa nel suo cammino nella storia – come aveva preannunciato Gesù a Simon Pietro «le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18).

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 29 marzo 2026]

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