Nell’introdurre la Via Crucis del Venerdì Santo Papa Leone XIV ha voluto sottolineare come la Via Dolorosa «non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni. La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù».
Queste parole sono di straordinaria attualità anche alla luce del dramma che si sta consumando in Terra Santa e in tanti altri focolai del mondo dove, lontano dagli occhi delle telecamere, si consumano le più disumane atrocità. Ma è proprio sul suolo calpestato da Gesù che il male sembra accanirsi, nascondendo dietro sedicenti ragioni politiche o religiose un inebriante desiderio di odio e di potere. Una finta tregua viene spacciata per pace con l’unico intento di abbassare l’attenzione dell’opinione pubblica per poter gestire la ricostruzione con investimenti delle imprese dei Paesi occidentali. La figura di Ponzio Pilato coinvolge tutti e ciascuno; tutti e ciascuno a “lavarsi le mani” per non sentirsi responsabili dell’ingiustizia. Eppure resiste la speranza della Pasqua, la speranza della Risurrezione, la speranza cristiana – che è affidamento certo e sicuro alla bontà di Dio – che la morte non è l’ultima parola. Il cardinale Pier Battista Pizzaballa, instancabile testimone di questa speranza, ha sottolineato nei giorni scorsi come non debba sorprendere il fatto che il demonio si sia insinuato in maniera così profonda proprio nella terra di Gesù e nei rappresentanti politici di quel popolo nella cui discendenza Egli si è incarnato. Perciò non bisogna cedere all’odio e alla disperazione: Cristo ha vinto il demonio, Cristo ha vinto la morte.
Per chi ha calpestato quei luoghi è evidente la forza spirituale che ogni sasso, ogni pietra, ogni zolla è in grado di evocare. È normale che il demonio voglia “presidiare” proprio quei luoghi attraverso persone che si sono totalmente consegnate a lui.
Nell’udienza del mercoledì in cui il Papa sta commentando la costituzione conciliare Lumen gentium sulla natura della Chiesa, Leone ha posto una questione che proprio con la Pasqua emerge in maniera chiara portando l’attenzione sull’impegno del laicato: «il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo. La Chiesa, infatti, è presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo: negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio. Il mondo ha bisogno di “essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace” (LG 36). E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici!». La Risurrezione di Gesù è la risurrezione per ciascuno di noi: «una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli-missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato!».
Questa forza ci viene dalla Pasqua. È nella Pasqua che il mondo è chiamato a coltivare la Speranza.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 5 aprile 2026]
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