LA MITEZZA DI UN LEONE

«Il vostro parlare sia: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Mt 5, 37). Basterebbe questa frase del Vangelo pronunciata da Gesù per avere il giusto criterio interpretativo della polemica che si è scatenata in questi giorni tra il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e Papa Leone XIV. Da una parte il chiassoso argomentare retorico di chi ha messo a servizio dei suoi interessi affaristici l’intero equilibrio geopolitico mondiale, dall’altro chi si limita a pronunciare con coraggio e serenità parole di verità.

Durante le celebrazioni per la Pasqua, papa Leone XIV aveva detto che Dio «non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”». Sono le mani di chi usa Dio per interessi politici e di parte, che nega l’uomo, la dignità umana, il diritto alla vita inquinando il linguaggio stesso parlando di obiettivi “civili” e “militari”, di “danni collaterali”, di difesa “preventiva” fino ad arrivare – come ha fatto il vice-presidente americano, il sedicente cattolico James David Vance – a scomodare il concetto di “guerra giusta”.

Rispetto ai continui attacchi del presidente americano, la replica di Leone XIV si è limitata a poche parole, disarmate e disarmanti: «Non ho paura né dell’Amministrazione Trump, né del parlare ad alta voce del messaggio del Vangelo», che – per inciso – è proprio il compito del Papa e della Chiesa.

In questo dibattito a distanza, Trump ha rimarcato la sua logica del potere: «non voglio un Papa che critichi il presidente americano, poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto», e ancora «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Se io non fossi alla Casa Bianca, non sarebbe in Vaticano».

Vero! Probabilmente il Conclave ha scelto per la prima volta nella storia un Papa statunitense proprio perché fosse chiaro al mondo e anche all’elettorato cattolico americano da che parte sta il Vangelo…

Al vociare disordinato e chiassoso di Trump e dei suoi, Papa Leone risponde con la pacata serenità di chi non ha bisogno di aggiungere ulteriori parole al “Sì, sì” e al “No, no”.

Sì alla pace, alla giustizia, alla difesa degli ultimi.

No all’odio, alla violenza, al potere, agli interessi di parte.

«Il di più viene dal Maligno» e a pronunciare parole di troppo su come vada intesa la guerra, la pace, il Vangelo, la morale, la teologia non è certo il Papa ma chi – anche se dietro il vessillo cristiano – dà voce all’opera del male.

Come ha ribadito sempre il Papa nel suo messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che si è riunita in questi giorni a Roma «la dottrina sociale cattolica considera il potere non come un fine in sé stesso, ma come un mezzo ordinato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1903). Perché la saggezza ci consente di discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che beni apparenti e vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Tale saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per prendere decisioni ponderate e per metterle in pratica. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva esaltazione di sé e funge da barriera contro l’abuso di potere». È normale che a qualcuno fischino le orecchie…

Ancora, «quando le potenze terrene minacciano la tranquillitas ordinis — la classica definizione agostiniana della pace — dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, fa luce sulle realtà di questo mondo e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono; il potere divino non domina, ma piuttosto guarisce e ristora».

La speranza cristiana è la luce che può accompagnare e guidare la storia anche nei periodi più bui, anche di fronte ai leader più folli…

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 19 aprile 2026]

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