NON C’È SOLO LA “MORALE SESSUALE”

Nel volo di ritorno dal suo viaggio apostolico in Africa, rispondendo alla domanda della giornalista tedesca Verena Stefanie Shälter in merito alla decisione del Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di Monaco e Frisinga, di autorizzare la benedizione delle coppie omosessuali nella sua diocesi Papa Leone XIV ha espresso in poche parole un condensato su quella che è la linea, non soltanto del suo pontificato, ma della Chiesa universale.

Il Papa ha innanzitutto tenuto a precisare che «l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbero ruotare attorno alle questioni sessuali. Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di moralità, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà, credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di uomini e donne, la libertà di religione, che avrebbero tutte la priorità rispetto a quella specifica questione». Tra le righe una risposta, chiara, anche alla recente provocazione venuta dal vicepresidente statunitense JD Vance che voleva limitare la morale cattolica all’ambito “sessuale” tacendo su tutto quello che coinvolge la morale “sociale”: pace, poveri, disuguaglianze, giustizia… Il Vangelo – ricorda costantemente Papa Leone – è tutt’altro che settoriale ma coinvolge l’interezza della vita di ciascuno. Troppo comodo ostinarsi a raccontare una Chiesa divisa tra progressisti e conservatori esclusivamente in base ai temi legati alla sessualità e alle modalità di accoglienza pastorale e sacramentale nei confronti delle coppie “non tradizionali” o “irregolari”. A dieci anni dall’esortazione apostolica Amoris letitia, emanata da Papa Francesco a conclusione del sinodo sulla famiglia, ancora si fa fatica a comprendere che una cosa è il pieno rispetto e l’accoglienza delle situazioni personali dei fedeli, un’altra le modalità di esercizio della dimensione sacramentale. La Chiesa è casa di tutti, l’amore del Signore è rivolto a tutti e a tutti elargito nella maniera più autentica, ma l’accoglienza pastorale e l’accoglienza sacramentale seguono due percorsi distinti, a volte confluenti, a volte no. Come ho avuto modo di sottolineare poco più di due anni fa in occasione della pubblicazione della Dichiarazione Fiducia supplicans [v. https://www.vitorizzo.eu/2024/02/27/benedizioni-senza-ipocrisie/] l’intento del documento era proprio «quello di bloccare alcune “fughe in avanti” che negli ultimi tempi, in particolare da parte della Conferenza episcopale tedesca e di alcuni Vescovi fiamminghi, hanno tentato di forzare la mano sul tema delle seconde nozze e delle unioni omosessuali. In altri termini, nella prassi pastorale di accoglienza rivolta a ogni battezzato è giusto prevedere anche la benedizione di coppie “irregolari”, alle quali se da un lato è precluso l’accesso alla grazia sacramentale, non di certo lo è la possibilità di vivere nella maggior pienezza possibile la propria vita nella comunità ecclesiale anche attraverso quelle invocazioni di grazia proprie delle benedizioni (cf. AL 244, AL 297). La linea di separazione tra sacramento e azioni di accoglienza pastorale non è minimamente messa in discussione, né sono autorizzate pratiche equivoche che possano generare confusione (cf. AL 251)».

Ecco perché dunque il Papa ha chiarito che «la Santa Sede ha già parlato con i Vescovi tedeschi», chiarendo che «non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie». Ogni forzatura di segno opposto è quindi da leggere come una imprudenza che può «causare più disunione che unità».

Al centro dell’azione della Chiesa – ha ribadito ancora il Papa – ci deve essere sempre l’amore di Cristo che può essere declinato attraverso forme diverse che tengano conto delle situazioni particolari. Questo non significa trascurare qualcuno ma saper discernere i tempi e i modi più appropriati per vivere con pienezza e autenticità il proprio cammino di fede.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 26 aprile 2026]

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