Nell’ultima catechesi, tra un viaggio apostolico in Africa e un anniversario festeggiato a Pompei e a Napoli, Papa Leone XIV è tornato a parlare del Concilio Vaticano II e della Costituzione Lumen gentium, quella che descrive e racconta il valore e il compito della Chiesa nel cammino dell’umanità.
In particolare, questo mercoledì il Papa si è soffermato sulla dimensione escatologica, il momento finale in cui ciascuno di noi sarà chiamato a contemplare la bellezza del Mistero di Dio.
Come ha sottolineato il Pontefice, la Chiesa «cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita della comunità cristiana».
La Chiesa, attraverso i sacramenti, ci offre una piccola anticipazione di quella che è la pienezza della grazia che ci è preparata. Un’anticipazione della bellezza della nostra relazione con Dio.
Per aiutarci a capire il “valore” dei sacramenti (così tanto trascurati nella nostra quotidianità) il Papa ci ha offerto la metafora della “caparra”. Anche i meno avvezzi alle cose giuridiche sanno che la caparra è il prezzo che generalmente viene anticipato in occasione di una compravendita; una piccola parte del prezzo complessivo che sarà saldato al momento della formalizzazione dell’atto e, di conseguenza, dell’entrata nel possesso.
Così è con la vita eterna e la contemplazione della gloria di Dio. Quel prezzo di grande valore che ci è promesso al termine della nostra vita terrena è anticipato in parte attraverso i sacramenti e, ha sottolineato il Papa, «in particolare dell’Eucaristia».
I sacramenti sono un piccolo assaggio di grazia rispetto alla pienezza che siamo chiamati a vivere. Ecco perché, dunque, la Chiesa, interprete autentica della successione apostolica, ha per ciascuno di noi una fondamentale importanza.
La svolta del Concilio Vaticano II è stata però quella di riconoscere che questa grazia, che la Chiesa è chiamata ad anticipare come caparra, non si ferma entro i confini visibili della stessa e non è riservata solo ai battezzati o a coloro che sanno cogliere l’opportunità loro data con il battesimo di “riscuotere” questi “anticipi”. Ma proprio nel sottolineare questo aspetto Leone ha rimarcato un’affermazione importante che troviamo proprio al n.48 della Lumen gentium: «la Chiesa è “sacramento universale di salvezza”, cioè segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Ciò significa che essa non si identifica perfettamente con il Regno di Dio, ma ne è germe e inizio, perché il compimento verrà donato all’umanità e al cosmo soltanto alla fine». E ciò vale per tutti, credenti e non credenti, praticanti e lontani…
Ecco dunque perché – credenti e non credenti – bisogna accettare che la Chiesa – come istituzione terrena, formata da uomini e donne chiamati a fare i conti quotidianamente con i propri limiti e difetti, non è né perfetta, né infallibile: «in questa prospettiva, la Chiesa è chiamata a riconoscere umilmente l’umana fragilità e caducità delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo».
Del resto questa consapevolezza ci è stata data direttamente da Gesù nel momento stesso in cui ha investito Simon-Pietro della responsabilità della Chiesa: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18).
Restare nella Chiesa, vivere la Chiesa, abitare la Chiesa e attraverso di essa i sacramenti è l’unica garanzia che abbiamo di non lasciare prevalere le “porte degli inferi”. Non perché, come detto, la Chiesa non possa sbagliare – nel corso della storia abbiamo avuto innumerevoli esempi di segno opposto – ma perché la grazia in essa prevale anche rispetto alle umane fragilità dei suoi interpreti.
È l’unica che ci può offrire una “caparra”, sciocchi noi a rinunciarci…
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 10 maggio 2026]
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