24 juin 2012 : Procession d'entrée lors de l'ordination diaconale célébrée en la cath. Saint André de Bordeaux (33), France June 24, 2012 : Ordination of 5 deacons, cath. Saint André de Bordeaux (33), France

RISCOPRIAMO LA CENTRALITÀ DELLA LITURGIA

Uno dei cambiamenti più noti introdotti dal Concilio Vaticano II, di certo quello più “visibile”, è la riforma della liturgia, con il passaggio – tra l’altro – dalla lingua latina a quella in uso in ciascuna comunità.

A dettare le coordinate di questa novità è stata la Costituzione Sacrosanctum Concilium, il primo documento promulgato dal Concilio e il nuovo documento oggetto delle riflessioni del Papa nell’appuntamento settimanale dell’Udienza generale del mercoledì.

Il primo aspetto che ha voluto porre in evidenza Leone XIV è stato che «i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo». Non una rinuncia al rito del passato ma una sua attualizzazione che fosse in grado di preservare il Mistero eucaristico attraverso però un coinvolgimento diverso e diretto dell’intera assemblea.

Un dialogo tra Dio e l’uomo che trova proprio nella liturgia la forma più immediata e riconoscibile della centralità del Mistero Pasquale: «La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita».

Come ribadisce la Sacrosanctum concilium nella liturgia «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC 2).

Il Papa ha così voluto rimarcare ancora una volta come «Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia».

Ecco che allora bisogna ritornare ad assaporare in pienezza la dimensione liturgica, riconoscendo la dinamica di comunione che in essa vive attraverso la scansione dei diversi momenti della celebrazione.

Papa Leone ha sottolineato infatti che «la ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo».

La liturgia è al servizio del mistero di Cristo tanto che la costituzione conciliare la definisce «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10).

Se – come ha sottolineato il Papa – «è vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo “culmine”».

Parimenti, per quanti vivono con pienezza la loro esperienza di fede «la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione».

Una dimensione di fede, quindi, sia «interiore» che «esteriore».

Vivere con consapevolezza la partecipazione alla celebrazione eucaristica rende possibile che la stessa sia in grado di portare i suoi frutti «concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione».

Di qui l’invito conclusivo del Papa che spinge a riscoprire una ricchezza di esperienza troppo spesso banalizzata o trascurata, proprio perché non pienamente compresa: «lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia».

Il cammino proposto nella rilettura della Sacrosanctum concilium vuole aiutarci a ripartire proprio da qui.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 24 maggio 2026]

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