RIASSAPORIAMO IL VALORE DEI GESTI

Perché la celebrazione liturgica si sviluppa attraverso un rito preciso? A cosa servono i segni che la caratterizzano? A cosa i gesti simbolici che si è chiamati a compiere per una partecipazione autentica al mistero che si va a celebrare? Per aiutarci a dare risposta a queste domande Papa Leone XIV nella sua Udienza del mercoledì ha continuato ad illustrare la Sacrosanctum concilium, la costituzione conciliare che affronta proprio il tema della liturgia.

Come ha chiarito il Papa «il rito ci coinvolge in una sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora può contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneità. La sua logica, però, non è quella di imbrigliare la libertà in schemi. Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all’essenziale».

La ritualità delle formule, dei gesti non intende comprimere o soffocare la dimensione spirituale personale ma piuttosto liberarla. In altri termini, è come se il formalismo del rito liberasse il nostro esprimerci dai tempi e dalla gestualità del mondo esterno.

Sacro e profano. Lasciare quello che è fuori dalla porta del sacro per innalzare autenticamente il nostro spirito, e il nostro corpo, a vivere il Mistero. È uno spazio e un tempo che viene “liberato” dalle pressioni del mondo: «scopriamo così un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio. Nel rito sperimentiamo una logica di gratuità, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo».

Papa Leone, sulle orme della Sacrosanctum concilum, ha sottolineata l’importanza della “grammatica del rito” che è «intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia».

Anche su questo il Papa ha voluto sottolineare la distinzione tra “segni” e “simboli”: il segno è capace di rimandare, di rievocare, un intero sistema di significati e di valori: «così, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo». I simboli «hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: più semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o più impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento».

Attraverso i gesti simbolici che caratterizzano la nostra preghiera durante la celebrazione si vive un’esperienza che coinvolge la nostra stessa capacità di comprensione aiutandoci ad “entrare” nel Mistero che celebriamo.

Il Papa ci invita così a recuperare il valore dei simboli per riassaporare la pienezza della celebrazione.

Come ha sottolineato ancora Papa Leone «abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia».

Dobbiamo riassaporare la gioia di entrare nell’intimità sacramentale, di educarci a cogliere la profondità di tutto ciò che concorre a farci partecipare alla dimensione liturgica superando un ritualismo distratto e inconsapevole. Dobbiamo imparare a recuperare il legame tra il rito, i segni e i simboli affinché possiamo realmente cogliere la profondità della celebrazione sacramentale. Solo così possiamo entrare nel Mistero celebrato! Questo è dunque il compito dei catechisti e dei sacerdoti, non limitarsi a descrivere il gesto ma aprire al senso profondo di ogni piccolo dettaglio. Anche il corpo prega e noi siamo chiamati a partecipare alla preghiera con tutti i nostri sensi e i nostri gesti, solo così concorriamo autenticamente al rito liturgico.

C’è tanta ricchezza da (ri)scoprire, una ricchezza che può rispondere a quella sete di infinito che, in maniera più o meno consapevole, caratterizza ogni uomo. Ecco allora, ha concluso il Papa, che «l’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, può avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo (cfr 1Ts 5,23)».

La liturgia è uno scrigno che conserva un tesoro prezioso, il papa ci invita ad aprirlo e così contemplare la ricchezza del dialogo orante tra l’uomo e Dio.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 7 giugno 2026]

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