Nel suo viaggio apostolico in Spagna Papa Leone XIV ha vissuto momenti di profonda intensità e bellezza. In particolare la visione “mistica” della Sagrada Familia resterà nella mente e nel cuore di tutti. Ma quello che ha sorpreso tani è stata la serena lucidità con cui il Papa ha parlato al parlamento spagnolo, una “lezione” sul ruolo pubblico della Chiesa e sulla portata universale della Dottrina Sociale che la stessa promuove. Un messaggio forte, a rimarcare l’importanza di non cedere a letture ideologiche e a forzati populismi, sia a destra quanto a sinistra. Il Papa ha precisato che «la Chiesa “cammina con l’umanità”, ne condivide le speranze e le ferite, ascolta le domande di ogni epoca e si lascia interpellare “da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi”. Per questo, quando si rivolge alla vita pubblica, lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare».
Ecco allora che bisogna imparare a ri-centrare il cuore della questione «ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento. Essa appartiene a ogni essere umano per il fatto stesso di esistere, e per questo deve orientare ogni ordinamento giuridico positivo. La fede cristiana la proclama a partire dalla Rivelazione; la ragione umana può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell’uomo. Quando questa convinzione rimane viva, il diritto diventa tutela di tutti e garanzia contro l’imposizione di interessi e programmi particolari».
Un appello contro quella che Papa Francesco definiva “cultura dello scarto” e che compromette spesso la stessa comprensione della complessità dei fenomeni che si è chiamati a governare e su cui si è chiamati a legiferare: «in questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità».
Di qui la seconda “voce” da appuntare: «in questo contesto riveste particolare importanza la famiglia, prima realtà umana e fondamento naturale della comunità. Nell’ambito familiare si intrecciano le generazioni e si trasmette una memoria viva che dà continuità interiore alla società. Laddove la famiglia è sostenuta, si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni. La famiglia sarà sempre la prima scuola di umanità dove si impara, prima che in qualsiasi altro luogo, la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell’altro, perdonare, servire e appartenere».
Terza “voce” riguarda l’accoglienza dei migrati: «l’affermazione della dignità umana non può rimanere astratta, quando tante persone sono costrette a lasciare tutto per cercare pace, sicurezza e futuro. Anche il tragico dramma migratorio interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale». Ecco che allora «la situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Da qui nasce una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica».
Non è uno stravolgimento della dottrina sociale, tutt’altro. Significa confermare l’annuncio della Vangelo di fronte alle sfide della società contemporanea, sulla linea, del resto, della prima Enciclica di papa Leone dedicata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la Magnifica humanitas.
Quello che è chiaro, o dovrebbe esserlo a tutti, è che per dirsi cristiano non basta urlare “Dio, Padre e Famiglia”, ma piuttosto che per accogliere Dio e per promuovere la Pace le parole chiave sono “Vita, Famiglia, Accoglienza”.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 14 giugno 2026]
Leave a Reply