Tornando a parlare dei documenti del Concilio Vaticano II Papa Leone XIV ha proseguito con la riflessione sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, il testo che ci guida a vivere con sempre maggiore consapevolezza e pienezza l’incontro con Gesù nella celebrazione eucaristica.
Proprio nello spiegare il senso vero e profondo della “comunione” con il Corpo di Cristo, il papa ha sottolineato l’importanza di considerare strettamente legate tra loro tanto la Liturgia della Parola quanto la Liturgia Eucaristica, due parti che, ci dice il testo conciliare, «sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto» (SC, 56).
Siamo chiamati a cibarci di Gesù in una duplica modalità: a cibarci della Parola, a comprendere e gustare attraverso le Sacre Scritture la bellezza dell’incontro e della relazione tra l’uomo e Dio e poi, preparati da questo ascolto, con la mente ma soprattutto con il cuore disponibile e accogliente, a ricevere il Corpo di Cristo e a vivere in pienezza la “comunione” con Lui.
Il papa ha richiamato subito il suo padre spirituale, Sant’Agostino, che invitava i cristiani a riflettere con attenzione su cosa volesse significare cibarsi e condividere il Corpo di Cristo: «È il vostro mistero che ricevete. A ciò che siete voi rispondete: Amen, e la vostra risposta è come la vostra firma. Vi si dice: “Il corpo di Cristo”, e voi rispondete: “Amen”. Siate dunque membra del corpo di Cristo, perché il vostro amen sia vero. […] Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete» (Sermone 272: PL 38, 1247).
Ecco allora che – ha ribadito Leone – «per i cristiani, prendere parte alla mensa del Signore significa infatti “essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi alla mensa del Corpo del Signore, rendere grazie a Dio” (SC, 48). È ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto, assiso alla destra del Padre (cfr Col 1,18), il quale ci prepara un posto nei cieli (cfr Gv 14,3): l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene». Attraverso l’Eucaristia noi abbiamo un assaggio di quell’eternità che è lo scopo finale di una vita piena, gioiosa, appagante, felice.
Non si può restare gli stessi dopo aver fatto esperienza vera della condivisione eucaristica. La Messa non è un impegno da assolvere ma un’esperienza da vivere: «incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé. Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore (SC, 47)».
Dovremmo imparare a riscoprire – ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa – il senso profondo del ritrovarsi attorno alla mensa pasquale, il dono di Sé che Gesù ha istituito durante l’ultima cena, anticipazione e compimento del Mistero della Sua passione, morte e risurrezione che si sarebbe realizzato di lì a poco
Il Papa si è poi soffermato sull’importanza “propedeutica” della Parola di Dio, evidenziando il fatto che, proprio per aiutarci a crescere nella consapevolezza della fede, la Sacrosanctum Concilium abbia riformato il lezionario in uso in precedenza che si ripeteva ogni anno, introducendo un lezionario domenicale che nell’arco di cicli di tre anni consente ai fedeli di fare esperienza della parola di Dio abbracciando i testi tanto dell’Antico quanto del Nuovo Testamento (Anno A-B-C) e ponendo particolare attenzione ai periodi “forti” dell’Avvento e della Quaresima, (quelli che preparano al Natale e alla Pasqua). Anche per le celebrazioni feriali c’è un apposito lezionario, distinto in cicli di due anni (anni dispari e anni pari), che consente di ripercorrere la Storia della Salvezza e scoprendo tesori troppe volte inesplorati. Una ricchezza che vale la pena accogliere, perché la Parola di Dio non sia chiusa in un polveroso scaffale delle nostre librerie domestiche, ma apra il nostro cuore all’ascolto. Fidiamoci; ne abbiamo bisogno!
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 28 giugno 2026]
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