Per tre sere dalla piazza principale di Agropoli (SA) si è provato a raccontare la bellezza attraverso quella profondità che, probabilmente, la riflessione teologica, più di ogni altra, riesce a cogliere nella sua interezza. Il tutto grazie al Festival della Teologia Incontri, l’iniziativa – giunta alla nona edizione – che grazie all’Azione Cattolica ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama degli eventi estivi nazionali.
Il gesuita Vincenzo Anselmo, decano della Sezione “San Luigi” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale ha voluto mostrare come tutto abbia inizio dal compiacimento di Dio nel contemplare l’opera della sua creazione: «Dio vide che era cosa bella/buona (tov)». È questa l’espressione ricorrente che accompagna ciascun giorno della creazione, fino al sesto, quando viene plasmato l’essere umano e Dio vide che «era cosa molto bella/molto buona (tov meod)» [Gn 1,4-31]. L’invito è quello di ripartire da questa consapevolezza per saper assaporare e vivere in pienezza la vita. Non alla ricerca di bellezze estetiche, effimere, ma alla ri-scoperta della pienezza della bellezza – una pienezza di amore – che per i cristiani ha il volto di Gesù. È proprio in lui che la bellezza e la bontà convergono e si identificano pienamente: «Nella celebre pagina di Giovanni [Gv 10,11-14], la maggior parte delle traduzioni italiane recita: “Io sono il buon pastore”. Nel testo originale greco, tuttavia, l’aggettivo usato non è agathós (“buono” in senso morale), ma kalós, che significa “bello”».
Sulla linea tracciata da padre Anselmo, Don Luigi Aversa, docente presso l’ISSR “San Matteo” di Salerno ha saputo così mostrare il modo in cui è possibile – attraverso l’arte – raccontare visivamente «l’indicibile». Tanti sono gli esempi di una bellezza che è data dalla stessa contemplazione dell’opera; anche qui non una bellezza meramente estetica ma espressiva, evocativa. Un viaggio che ha trovato la sua forma più “iconica” nella Trinità di Andrej Rublëv. I tre angeli che fanno visita ad Abramo alle querce di Mamre [Gn 18,1-14] e che mostrano la dinamica della relazione che opera tra le tre persone della trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: un dinamismo di amore eterno che entra nella storia dell’uomo e lo guida alla pienezza del Mistero pasquale.
Proprio la dimensione liturgica è stata poi sviluppata da Don Giovanni Di Napoli, responsabile dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Vallo della Lucania e docente presso la Sezione “San Luigi” della Facoltà Teologica di Napoli. Un viaggio attraverso la Sacra Scrittura che ha saputo mostrare l’attualizzazione del Mistero che si è chiamati a vivere durante la celebrazione e eucaristica che costituisce l’esperienza più autentica di quella bellezza più alta che è la stessa Gloria di Dio.
Un viaggio che dalle aule accademiche ha raggiunto le piazze del Cilento e che ha saputo mostrare quanta bellezza ci sia attorno a noi da saper cogliere e contemplare.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 9 agosto 2026]
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