PER CHI SUONA LA CAMPANELLA?

Salvo qualche episodica eccezione, la prossima settimana prenderà il via il nuovo anno scolastico. Anche per i docenti di religione sarà un anno particolare perché vede dopo oltre 20 anni l’immissione in ruolo di centinaia di docenti a seguito tanto del concorso straordinario, riservato a chi ha insegnato in questi anni su indicazione diretta delle rispettive Diocesi, quanto del concorso ordinario che, al pari di qualunque altra disciplina, vede assunti nuovi docenti che hanno superato la doppia prova concorsuale, sia scritta che orale.

Si parte dunque! E ad ogni alunno verrà data la possibilità di avvalersi o meno dell’insegnamento, una scelta libera che deve guardare al valore culturale della proposta e non all’appartenenza religiosa o ai convincimenti confessionali. Va ribadito, infatti, che nel pieno rispetto delle stesse indicazioni della Conferenza episcopale italiana, l’ora di religione non è un’ora di catechismo, ma al tempo stesso non può nemmeno essere percepita come un’ora in cui “non si fa niente” o un’ora in cui gli studenti possono dedicarsi allo studio di altre discipline. Un punto questo da chiarire bene: anche per chi decida di non avvalersi dell’insegnamento della religione l’ora non può essere dedicata allo studio di materie “curriculari” ma deve prevedere uno studio autonomo in ambiti di interesse extra-curriculari.

Quali sono allora le caratteristiche che deve avere l’IRC (acronimo di Insegnamento Religione Cattolica), in particolare nella Scuola Secondaria?

Potremmo provare a stilare un “decalogo”: i “dieci comandamenti” che tanto i docenti quanto gli studenti dovrebbero sempre più imparare a coltivare.

Primo aspetto: acquisire maggiore consapevolezza della propria dimensione personale e spirituale. L’IRC è una disciplina aperta alla riflessione e alla graduale scoperta di sé in rapporto costruttivo con le sollecitazioni di natura materiale e spirituale.

Secondo aspetto: cogliere il valore dell’esperienza religiosa raccontata nella Bibbia e nei testi sacri delle altre religioni. Necessario a contestualizzare l’esperienza come parte costitutiva della stessa storia dell’umanità.

Terzo aspetto: accompagnare a leggere e interpretare i passi della Bibbia in base ai diversi generi letterari. Questo è forse il grande tabù che ancora caratterizza il rapporto tra la fede e la ragione per l’uomo contemporaneo. Come ebbe a dire un grande scienziato cristiano, Galileo Galilei, “La Bibbia ci dice come si va in Cielo, la scienza come va il cielo”. Differenziare il carattere storico, mitico o sapienziale dei diversi passi della Bibbia è un elemento essenziale per coglierne appieno la portata e non cadere nelle trappole banalizzanti del pensiero laicista.

Quarto aspetto, altrettanto fondamentale: cogliere i valori cristiani presenti nell’arte, nella filosofia e nelle conquiste sociali.

Quinto aspetto: capire com’è cambiato il ruolo della Chiesa nel suo rapporto con il mondo. Il ruolo dell’IRC e dei relativi docenti è fondamentale: la Chiesa è quella che si studia nei libri di storia, con il suo contributo al progresso e i suoi errori storici, ma è anche oggi la compagna di cammino di un’umanità a tratti smarrita.

Sesto aspetto: imparare a confrontarsi e a dialogare con le diverse esperienze religiose presenti nel mondo. Settimo aspetto: imparare a confrontarsi e a dialogare con il pensiero non religioso. È questo il motivo per cui appare largamente riduttivo continuare a chiamarla “IRC” e non “Educazione Religiosa”.

Ottavo aspetto: capire la relazione autentica tra scienza e fede nel corso della storia e nell’età contemporanea.

Nono aspetto: sviluppare il pensiero critico di fronte alle sfide della complessità.

Decimo aspetto: curare la centralità della dimensione umana di fronte alle sfide del progresso tecnologico.

Le cose più interessanti prodotte nel dibattito pubblico negli ultimi decenni sono state non a caso due Encicliche, rispettivamente di Papa Francesco e di Papa Leone XIV, la Laudato si’ e la Magnifica Humanitas, un invito a riflettere sulla dimensione antropologica di fronte alle sfide del cambiamento climatico e dell’irruzione dell’Intelligenza Artificiale.

La Chiesa c’è. Ed ecco perché l’insegnamento della religione è parte integrante della formazione culturale e umana che può aiutare gli alunni a crescere e ad essere autentici protagonisti del presente e del futuro.

(c) Vito Rizzo 2026

[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronache di Salerno del 13 settembre 2026]

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*