Incontrando i giovani francesi nella Veglia di Preghiera allo Stade de France di Saint-Denis, Papa Leone XIV ha evocato la premura dell’Apostolo Paolo per il giovane Timoteo come modello da seguire anche nella realtà contemporanea. Un mondo sempre più laicizzato, del quale la Francia è un esempio tra i più estremi, nel quale tuttavia l’annuncio del Vangelo viene sempre più riconosciuto come una risposta concreta alla ricerca di senso che coinvolge in particolare le giovani generazioni.
Il Papa ha sottolineato innanzitutto l’importanza di essere, come Timoteo, uomini e donne “di Dio”, un’espressione, quella scelta da San Paolo, che «significa un legame, non un possesso. Chi vive con Dio è libero: libero da tutto ciò che oscura la vita, rendendola vuota e senza senso». La relazione autentica con Gesù Risorto è la sorgente della vera libertà, liberandoci dalle schiavitù del nostro tempo: «la compagnia del Signore, infatti, dà saggezza ai nostri progetti e bellezza ai desideri che portiamo nel cuore. Dio attraversa come luce la nostra anima, chiamandoci a un rinnovamento permanente, a una conversione che dona pieno senso all’esistenza, perché ci fa attori di una storia che passa dalla confusione alla ricerca della verità, dall’indifferenza all’impegno per la giustizia».
La vera libertà si conquista ogni giorno avendo cura delle relazioni. Come ha ricordato il Papa «San Paolo lo dice con tre verbi, che fanno appello alla nostra libertà: evita, tendi, combatti».
Cosa evitare? L’invito che San Paolo fa al giovane Timoteo è quello di evitare innanzitutto orgoglio, vanità, violenza, avidità (cfr 1Tm 6,4.10): «sono tutti sentimenti che ci afferrano e possiedono. L’egoismo che li caratterizza nasconde una spaventosa solitudine. Per gustare la vicinanza di Dio e la fraternità umana occorre dunque respingere quella bramosia che consuma le relazioni senza donare, che si riempie di cose senza nutrirci. Un tale stile di vita spinge ad avere tutto, ma a non essere nessuno; a ricevere una quantità di like, ma restando soli con sé stessi».
Ecco allora che se si decide di non subire le influenze di queste “tentazioni” si inizia a tendere a quelle virtù che rendono la vita più “viva”: «chi vive con Dio tende verso il meglio: è in allenamento costante. Il suo desiderio cerca la virtù, cioè la forza che lo rende buono e vero». È questo un autentico cammino di santità: «è il cammino che il Signore apre davanti a ciascuno di noi, accompagnandoci lungo la via».
Non solo evitare qualcosa ma tendere verso Qualcuno: «man mano che avanziamo in questo cammino di santità, diventa chiaro che non basta evitare il male: bisogna scegliere il bene. Non si tratta di un principio astratto, né di un’affermazione ovvia: scegliere il bene è l’azione propria della libertà, compiendo la quale essa stessa si avvera, si corregge e matura. Per fare la scelta buona, ricordate questo criterio: il bene dà la vita, non la toglie mai; il bene si prende cura, non prende per sé. Il bene non è un bel concetto, ma il volto raggiante dell’amore: è Dio in persona!»
Ecco allora che, insieme alla libertà, anche i principi di uguaglianza e fratellanza possono trovare in questo approccio il loro fondamento: «più che semplici prescrizioni legali, sono le scelte radicali e coraggiose di un cuore libero. Fare nostre queste qualità non è solo un impegno etico: è la scelta di diventare uomini e donne autentici, liberi da compromessi».
Ultimo verbo che San Paolo consegna a Timoteo è “combattere”. Il Papa ha ricordato che «evitare il male e tendere al bene implica combattere».
Ma cosa significa in concreto? Il Papa lo chiarisce in maniera puntuale: «Il nostro combattimento non è una lotta contro gli altri, non ricorre alle armi della violenza, del disprezzo o dell’oppressione. La nostra unica arma è quella dell’amore che si dona. Sappiamo, purtroppo, che ci sono forze contrarie al nostro legame con Dio, potenze che mirano a dividere persone e popoli, contrapponendoli tra loro. Questi mali hanno non solamente un volto violento, ma talvolta anche un’apparenza insidiosa, perché promettono proprio quello che ci tolgono, ossia la felicità». Essere cristiani è una scelta di libertà, è una scelta di amore, è una scelta di pace. Ecco che allora la consapevolezza dei giovani può realmente cambiare, non soltanto l’attualità, ma il corso della storia. La pace parte da qui.
(c) Vito Rizzo 2026
[Articolo pubblicato sul quotidiano Le Cronavche di Salerno del 27 settembre 2026]
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